L’antisemitismo “democratico” del New York Times

L’antisemitismo “democratico” del New York Times

L’antisemitismo mascherato da antisionismo del New York Times ha dato nuova prova di sé in un articolo così becero che il solo titolo già basta: “Che strano l’esercito israeliano invece di uccidere salva le vite”. Come riportato da diversi organi di stampa internazionali, fin dalle prime avvisaglie della catastrofe che si stava avvicinando, Israele ha messo in campo tutte le sue eccellenze per tamponare e poi sconfiggere, per mezzo di un vaccino, il Covid-19.

Tornare alla vita di prima, tornare alla normalità, è da sempre, per lo Stato Ebraico, l’obiettivo da raggiungere dopo ogni guerra, più o meno grande, o attentato, più o meno sanguinoso. Questo è il motivo per cui il governo israeliano ha messo in campo le migliori tecnologie al servizio di una task force di grandi menti al fine di non permettere al Coronavirus un grande impatto sui cittadini e sull’economia della nazione. Scienziati, ingegneri, medici, dirigenti, funzionari governativi e ufficiali militari si sono uniti, e non è la prima volta, al fine di raggiungere lo stesso obiettivo eliminando, almeno nel periodo dell’emergenza, contrasti e rivalità che sempre ci sono fra i vari organi statali e privati.

C’è sempre però chi trova il modo di travisare la realtà e attaccare Israele buttando fango, e anche se dietro questi attacchi c’è il nulla assoluto, qualcosa rimane sempre nella mente e nell’anima di coloro che, per educazione o credo politico, sono diventati, come li definì Fiamma Nirenstein in un saggio, “Razzisti Democratici”. Che il mondo sia pieno di questi razzisti democratici non è una novità, quello che fa impressione però è che proprio il The New York Times, soprannominato “signora in grigio” (in inglese The Gray Lady), uno dei quotidiani più famosi al mondo, ne sia diventato il portavoce. In un articolo pubblicato il 7 maggio scorso e firmato da David M. Halbfinger, l’importantissima testata è riuscita, in poche righe, a trasformare l’esigenza che ha Israele di difendersi dai suoi numerosi nemici nel mostro che uccide esseri umani senza apparente motivo.

Basta leggere le poche righe di apertura del pezzo per capire dove il giornalista voleva andare a parare: “Gerusalemme – Il braccio di ricerca e sviluppo del Ministero della Difesa israeliano è noto soprattutto per i modi pionieristici all’avanguardia di uccidere le persone e far esplodere le cose, con carri armati invisibili e droni da cecchino tra i suoi progetti più letali recenti. Ma la sua ultima missione è salvavita. Da marzo, ha guidato uno sforzo tentacolare e ad alta velocità per liberare alcune delle tecnologie più avanzate del paese contro un nemico di un altro tipo: Covid-19”.

Insomma, secondo David M. Halbfinger solo la presenza del Coronavirus ha cambiato il modus operandi del governo israeliano che, questo è sottinteso, riprenderà ad uccidere non appena passata l’emergenza. L’articolo, tra l’altro, è stato sintetizzato in un tweet, dello stesso giornale, che recita: “Tecnici, ingegneri, scienziati del Ministero della Difesa all’avanguardia per uccidere persone e far esplodere cose con carri armati invisibili e droni da cecchino tra i suoi progetti più letali recenti ora stranamente si stanno impegnando a salvare vite…”

Le repliche dell’ambasciatore di Israele negli Stati Uniti Ron Dermer e di Jonathan Greenblatt, presidente dell’associazione per i diritti umani Anti-Defamation League, non si sono fatte attendere. In una dichiarazione Ron Dermer ha affermato che il New York Times, dopo aver seppellito l’Olocausto, si è fatto conoscere per i mille modi che usa per diffamare e demonizzare lo Stato Ebraico, mentre Jonathan Greenblatt, che non è andato tanto per il sottile, ha rilasciato una nota in cui si afferma: “È irresponsabile che il New York Times abbia seppellito con poche righe l’importante storia dell’esercito israeliano. Non solo, ma si demonizza anche le legittime esigenze di sicurezza di Israele”.

Anche se le repliche non si sono fatte attendere, il danno ormai, l’ultimo della serie, era fatto. Il New York Times, inutile girarci intorno, è probabilmente il più importante quotidiano Usa che da sempre sta dalla parte dei democratici, ed è preoccupante che si sia trasformato, e non da oggi, in un megafono antisionista, perciò di fatto antisemita, di tutto rispetto. Per motivi storici che inutile star qui a ripetere, l’opinione pubblica ebraica, sia in Italia che nelle altre nazioni europee ed extraeuropee, teme l’antisemitismo che è sempre arrivato e continua ad arrivare dalle destre di tutto il mondo. Questa presa di posizione, ormai divenuta parte del Dna ebraico, lascia però, e anche da troppo tempo, mano libera alle sinistre per dire e fare quello che vogliono contro Israele. Lascia loro la libertà, come in questo caso, di instillare gocce di velenoso e ‘democratico’ antisemitismo di sinistra in ogni contesto dove è presente Israele.

Velenoso e “democratico” antisemitismo che non può e non deve essere sottovalutato perché è diventata un’avversione mentale contro Israele. Avversione che ha ormai contagiato larghi strati dell’opinione pubblica mondiale e dopo i contagi, il Covid-19 ce lo ha ricordato, ci sono le epidemie e poi le pandemie, con i risultati che sono scritti su tutti i libri di storia, almeno quelli seri, visto che in troppe nazioni certi argomenti come la Shoah o le persecuzioni subite dagli ebrei nei duemila anni di diaspora, vengono ignorati, cancellati completamente o, come purtroppo accade, riscritti dai nuovi storici, anche loro, quasi sempre, di sinistra.

L’antisionismo, cioè l’antisemitismo democratico, è un’avversione ben protetta da anni di politica filo araba figlia del ricatto petrolifero che, per esempio, ha portato l’Europa a marchiare con un bollino giallo i prodotti provenienti dai territori contesi o a ignorare, cosa che succede quotidianamente in Francia, gli atti più o meno gravi di antisemitismo, o a non procedere in caso di omicidi quando la vittima è ebrea e l’assassino arabo. Come nel caso di Sarah Halimi. Anche in Italia non va meglio, basta leggere i commenti al tweet del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si congratulava con Netanyahu e Ganz per la formazione del nuovo governo in Israele per rendersi conto del livello di acredine raggiunto anche nel Bel Paese. Mi si potrebbe obbiettare che si tratta di pochi cretini, e io risponderei, in base all’esperienza, che i cretini ci sono sicuramente, ma che non sono così pochi.

Questa volta però, una volta ancora, si è trattato del N.Y.T., lo stesso che nell’aprile dello scorso anno pubblicò la vignetta, poi ritirata con tante scuse, che raffigurava il Presidente Trump mentre teneva al guinzaglio il Primo Ministro israeliano. Nonostante le scuse di allora è passato meno di un anno ed eccoci di nuovo al punto di partenza. Anche altre testate importanti, sia in passato che ai giorni nostri, non sono state però da meno. Nel periodo della seconda Intifada, per esempio, quando Israele era sotto attacco quotidiano, la quasi totalità dei media di tutto il mondo anziché stigmatizzare il terrorismo riportavano le notizie di morti e feriti fra i civili israeliani ricordando sempre “le sofferenze del popolo palestinese”. Come se questo potesse giustificare stragi di civili.

Ancora oggi nessuno ha il coraggio di spiegare che la costruzione del muro divisorio fra Israele e i territori di Giudea e Samaria fu deciso in seguito alle infiltrazioni di terroristi palestinesi che andavano poi a farsi esplodere in mezzo ai civili israeliani. L’informazione falsa, parziale o decontestualizzata è, di fatto, disinformazione. Una disinformazione che tende a focalizzare lo sguardo e l’attenzione dell’opinione pubblica contro un nemico, vero o immaginario, e che per quello che riguarda Israele crea l’Antisionista, cioè ‘l’ “Antisemita democratico”.

Una disinformazione, ormai vera propaganda, che non ricorda e non vuole ricordare, come siamo arrivati al punto in cui siamo, una propaganda, ancora una volta di sinistra, troppo spesso di sinistra, che addossa volutamente ogni colpa a Israele e che, giustificando il terrorismo, si rende complice dello stesso. Una disinformazione, ormai vera propaganda, che continua ad alimentare l’opinione pubblica di stereotipi anti israeliani e che diventa così ostacolo a una qualunque ipotesi di trattativa che possa far arrivare al sogno chiamato pace.

Michael Sfaradi – nicolaporro.it

 

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