In risposta alle crescenti tensioni geopolitiche e marittime nel Medio Oriente, la Francia sta lavorando all’elaborazione di una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, collaborando a stretto contatto con gli Stati Uniti e gli altri partner internazionali. L’obiettivo primario del provvedimento diplomatico è quello di ripristinare e garantire la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, un punto di snodo strategico rimasto bloccato in seguito ai recenti sviluppi bellici. Questa iniziativa segue un analogo tentativo promosso lo scorso aprile dal Bahrein insieme alle nazioni del Golfo, che si era tuttavia arrestato a causa del veto espresso da Russia e Cina.

Parallelamente alle manovre alle Nazioni Unite, i ministri degli Esteri del G7 (Germania, Canada, Italia, Giappone, Regno Unito, Francia e Stati Uniti), riuniti a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, hanno diffuso una dichiarazione congiunta lanciando un formale ultimatum ai ribelli Houthi. Il documento impone al gruppo antigovernativo la cessazione immediata di ogni azione militare, attacco o minaccia indirizzata alle navi commerciali. Secondo i rappresentanti delle principali economie avanzate, l’operato degli Houthi sta tracciando una pericolosa traiettoria di escalation con il rischio di destabilizzare il commercio internazionale e generare profonde turbative sulle catene di approvvigionamento globali, in particolare nei settori chiave dell’energia, dei fertilizzanti e dei prodotti alimentari. Nel medesimo comunicato, il G7 ha rivolto un esplicito appello all’Iran affinché interrompa la fornitura di armi e il sostegno logistico fornito al gruppo sciita.

La gravità della situazione è accentuata dal controllo consolidato dai ribelli filo-iraniani sullo stretto di Bab el-Mandeb e sull’intera fascia costiera yemenita del Mar Rosso, conquistati a seguito di un’offensiva lanciata ai primi di settembre. Questo braccio di mare, fondamentale per i collegamenti marittimi tra Europa e Asia attraverso il Canale di Suez, è divenuto un passaggio ancor più critico per l’Arabia Saudita, primo esportatore mondiale di greggio, che si trova nell’impossibilità di utilizzare regolarmente anche lo Stretto di Hormuz. L’instabilità dello Yemen — trascinato nel conflitto regionale a luglio dopo l’offensiva statunitense-israeliana contro l’Iran di fine febbraio — minaccia direttamente l’economia saudita a causa del marcato calo del traffico navale. Di fronte a questo scenario, le potenze del G7 hanno riaffermato il proprio impegno a sostegno della sovranità e integrità territoriale dello Yemen e del suo governo legittimo, mentre la diplomazia francese ha espresso la disponibilità a intervenire con un approccio strettamente difensivo per contribuire alla messa in sicurezza delle infrastrutture energetiche saudite prese di mira dai raid degli Houthi.

Eliza Anton