
Il conflitto in Yemen ha registrato una marcata ed improvvisa escalation in seguito all’annuncio del capo dell’organo di governo riconosciuto a livello internazionale, Rashad al-Alimi, che ha formalmente dato il via a una vasta campagna militare per riconquistare i territori finora finiti sotto il controllo degli Houthi. L’operazione, denominata “Alba dello Yemen”, mira a invertire i recenti progressi territoriali ottenuti dal gruppo armato filo-iraniano, il quale, dalla ripresa dei combattimenti a luglio dopo una fase di relativa stabilità, era riuscito a prendere il controllo della fascia costiera del Mar Rosso e a cingere d’assedio la città di Taiz, interrompendo anche la strategica arteria stradale verso Aden.
L’azione delle forze governative vede il pieno coinvolgimento della coalizione militare a guida saudita, impegnata in un’imponente copertura aerea. Secondo quanto riferito dal portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, circa cento caccia da combattimento sono stati impiegati in un attacco strategico coordinato che ha portato alla distruzione di oltre 300 obiettivi ritenuti ad alto valore. Le incursioni aeree e le operazioni terrestri hanno interessato capillarmente la capitale Sana’a e i governatorati di Saada, Al-Jawf, Taiz, Amran, Hajjah e Sa’dah, oltre all’area lungo la costa occidentale. Le autorità governative hanno dichiarato di aver condotto oltre mille attacchi nei quali sarebbero stati neutralizzati 1.747 miliziani e distrutti centinaia di mezzi militari. Tra i successi rivendicati rientra anche la presa dell’aeroporto di Dhubab, località costiera fondamentale per il presidio e la protezione dello Stretto di Bab el-Mandeb.
Da parte loro, le milizie Houthi hanno fermamente smentito l’avanzata nemiche nell’area di Dhubab e Mokha, dichiarando di aver contrastato le incursioni aeree e di aver respinto due caccia F-15 sauditi nello spazio aereo sopra Taiz mediante l’uso di missili terra-aria. Il portavoce del movimento, Yahya Saree, ha denunciato il lancio di ben 106 raid aerei condotti dall’Arabia Saudita in un solo giorno. Gli attacchi condotti sulla capitale Sana’a hanno registrato anche le prime vittime civili: fonti sanitarie legate agli Houthi hanno infatti riferito la morte di due donne (tra cui una ragazza) e il ferimento di sette persone a causa di bombardamenti che hanno colpito un mezzo di trasporto locale e una fattoria nelle periferie della città.
L’inasprimento dello scontro in territorio yemenita ha immediatamente generato pesanti ritorsioni di carattere regionale. Gli Houthi hanno lanciato attacchi ritorsivi tramite droni e missili balistici contro il territorio dell’Arabia Saudita, prendendo di mira i siti della compagnia petrolifera statale Aramco a Riad e nella regione di Khurais. Un attacco a una stazione di pompaggio ha provocato ingenti danni e determinato la nuova interruzione del flusso di greggio lungo l’oleodotto Est-Ovest. L’infrastruttura costituisce uno snodo vitale per l’economia saudita, in quanto consente di trasportare il petrolio dai giacimenti orientali fino ai porti del Mar Rosso aggirando lo Stretto di Hormuz, la cui navigazione è già fortemente limitata a causa dei blocchi imposti dall’Iran.
L’instabilità si è manifestata direttamente anche sulle rotte marittime commerciali: l’agenzia britannica per la sicurezza Ukmto ha segnalato diverse esplosioni verificatesi in prossimità di una petroliera al largo di Mokha, pur confermando che l’equipaggio non ha subito danni e che non si sono registrati sversamenti. Sul piano geopolitico generale, mentre l’alleanza araba garantisce la scorta armata alle navi in transito a Bab el-Mandeb, il quadro diplomatico resta teso. Il negoziatore capo di Teheran ha ribadito che la fase dei rinvii è conclusa, condizionando la stabilità del dialogo al rispetto delle clausole e delle condizioni pattuite con gli Stati Uniti negli accordi siglati a giugno.
Eliza Anton
