Il quadro delle relazioni diplomatiche e militari tra Washington e Teheran si arricchisce di nuove prese di posizione ufficiali su entrambi i fronti. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reso noto che sono in corso discussioni produttive e un dialogo costruttivo con la Repubblica Islamica dell’Iran, fornendo al contempo precise garanzie sulla tempistica delle eventuali azioni militari dell’amministrazione americana. Attraverso una nota diffusa sulla piattaforma Truth, il Capo di Stato statunitense ha assicurato con fermezza che gli Stati Uniti non condurranno alcun attacco contro il territorio iraniano prima della scadenza delle imminenti elezioni di medio termine, fissate per il 3 novembre.
Nel definire il contesto strategico, Trump ha ribadito che, pur a fronte dell’apertura del canale negoziale, il blocco economico e sanzionatorio nei confronti dell’Iran rimarrà pienamente operativo ed efficace. Il Presidente americano ha evidenziato le difficoltà economiche e militari che sta attraversando Teheran, rivendicando il totale controllo dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz — rotta marittima in cui sono transitati record fino a 22 milioni di barili di petrolio in un solo giorno senza che ne venissero indirizzati o estratti per l’Iran — e confermando come priorità imprescindibile l’impegno per impedire che il regime iraniano possa mai dotarsi di un’arma nucleare.
Sul versante opposto, la risposta delle autorità iraniane non ha tardato ad arrivare, delineando una posizione di netta chiusura rispetto alle richieste di ridimensionamento del proprio impianto atomico. Attraverso i microfoni dell’emittente Al Jazeera, il responsabile dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Mohammad Eslami, ha riaffermato che Teheran non intende cedere alle pressioni statunitensi, rifiutando categoricamente l’ipotesi di interrompere l’arricchimento dell’uranio o di consegnare le scorte già accumulate. Eslami ha definito il processo di arricchimento un elemento imprescindibile della sovranità e dello sviluppo tecnologico nazionale, respingendo la pretesa di inserire questo punto all’agenda dei futuri colloqui diplomatici e tacciando le argomentazioni di Washington come inganni volti a limitare i diritti strategici e difensivi del Paese.
Eliza Anton
