Il Governo sta valutando l’introduzione di nuove misure sull’integrazione scolastica, preannunciate dalla premier Giorgia Meloni, che potrebbero concretizzarsi tramite un disegno di legge governativo o un pacchetto di emendamenti da attuare dall’anno prossimo. Tra le proposte principali figurano la riduzione del tetto di studenti stranieri per classe, l’obbligo di apprendimento dell’italiano per i genitori di alunni con difficoltà di inserimento e il divieto di burqa e niqab nelle scuole e nei luoghi pubblici. Dal partito di maggioranza Fratelli d’Italia si assicura la piena tutela del diritto allo studio, mentre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha ribadito che la padronanza della lingua italiana rappresenta il prerequisito fondamentale per evitare marginalizzazione e discriminazioni, trasformando l’integrazione in un processo concreto e non in una “vuota retorica”.

Sul tema è intervenuto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, evidenziando che la scuola è la più efficace leva di integrazione e coesione sociale, richiamando l’articolo 34 della Costituzione e la necessità di prevenire la formazione di ghetti e barriere. All’interno della coalizione di governo, il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ha espresso favore verso l’integrazione escludendo intenti discriminatori, mentre la Lega ne ha rivendicato la paternità politica. Le opposizioni, al contrario, hanno duramente criticato le proposte accusando la premier di fare propaganda a scapito dei minori, rilievo respinto dal presidente del Senato Ignazio La Russa che ha parlato di demagogia della sinistra. Infine, il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, ha sottolineato l’importanza di una scuola inclusiva orientata al superamento delle disuguaglianze e alla centralità della persona.

Eliza Anton