Svolta e sviluppi legali sul delitto di Garlasco: la difesa di Alberto Stasi punta alla revisione del processo, mentre emergono le precisazioni dei tecnici

La difesa di Alberto Stasi, condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, ha annunciato l’intenzione di presentare istanza di revisione del processo. La decisione è maturato a seguito del deposito delle consulenze della Procura di Pavia, dalle quali emergerebbe la mancata trasmissione agli atti di due analisi sul DNA effettuate sui pedali della bicicletta “Umberto Dei” sequestrata alla famiglia Stasi. Tali accertamenti, risalenti al 20 settembre 2007, avrebbero certificato l’assenza di tracce genetiche della vittima sui pedali, un elemento che per la difesa costituirebbe una prova a discarico decisiva per smontare l’impianto accusatorio.

L’avvocata Giada Bocellari, legale di Stasi, ha dichiarato che la presenza del DNA sui pedali ha rappresentato uno dei capisaldi su cui si è fondata la condanna in Cassazione. Secondo il legale, il fatto che le corse elettroforetiche non siano state messe a disposizione del pubblico ministero né inserite nel fascicolo processuale dell’epoca rappresenta una grave omissione. Bocellari sostiene che l’eventuale caduta dell’indizio del DNA farebbe venir meno la solidità dell’intera sentenza di condanna, definendo questi elementi come nuove evidenze in grado di fondare la richiesta di revisione.

Sul fronte giudiziario, la Procura Generale di Milano fa sapere che al momento non sono ancora giunte né le carte relative alla chiusura dell’inchiesta né la formale istanza di revisione. Fonti dell’ufficio giudiziario sottolineano che l’iter verso una possibile riapertura del caso si preannuncia lungo e complesso, poiché per ottenere la revisione di una sentenza definitiva è necessario un elemento dirompente o una novità probatoria di eccezionale rilevanza. Gli atti saranno oggetto di uno studio approfondito da parte della procuratrice Francesca Nanni e dell’avvocata generale Lucilla Tontodonati non appena ricevuti.

Contestualmente, si registrano le precisazioni del genetista Giorgio Portera, ex ufficiale del RIS di Parma, chiamato in causa dalle indiscrezioni sul presunto mancato invio dei dati. Portera ha preso le distanze da un coinvolgimento diretto nell’analisi o nell’interpretazione dei profili genetici del caso Garlasco, chiarificando che il suo unico legame con il campione (“BU_P”) è riconducibile a un accesso tecnico strumentale tramite la propria user personale per il caricamento del materiale sul sequenziatore. L’esperto ha ribadito di non aver mai effettuato sopralluoghi, firmato verbali o valutato i dati analitici, definendo la propria attività del tutto marginale ed eseguita nell’ambito della normale gestione dei campioni di laboratorio.

Eliza Anton