Pubblicità

Disclaimer

Libera rassegna italiana online di attualità, cronaca, politica ed esteri. Attiva dal 2011

«Nessuno è libero se non è padrone di se stesso.» Epitteto

Dall’archivio · articolo del

Cronaca e attualità

Pressing degli Usa per la tregua ma Netanyahu insiste su Rafah

Israele ridimensiona un'intesa imminente, mentre Ben Gvir minaccia di lasciare se la guerra finirà senza un attacco a Rafah. Entrano più aiuti a Gaza e le truppe si ritirano da Khan Yunis.

di

3 min di lettura

Israele martella Gaza. Onu: "Situazione apocalittica"

ANSA – “Questa volta è diverso”. L’ottimismo rimbalza sui media israeliani e arabi per l’ultimo colloquio al Cairo tra i negoziatori chiamati a trovare un punto comune per mettere fine, almeno temporaneamente, alle ostilità a Gaza e riportare a casa gli ostaggi israeliani in mano ad Hamas. La proposta in esame è quella americana ed è concreta: secondo fonti egiziane citate dai media qatarini, si lavora a sei settimane di tregua in cambio del rilascio di 40 ostaggi, con un parziale ritorno di sfollati palestinesi nella parte nord della Striscia. Mentre nell’immediato il capo della Cia William Burns ha chiesto di fermare i combattimenti in tutte le forme durante la festa di Eid al-Fitr, che dura tre giorni a partire da martedì sera e chiude il Ramadan, riferisce l’emittente saudita ‘Al-Sharq’. Durante la pausa per l’Eid, i negoziati in corso al Cairo tra le parti dovrebbero continuare.

Se da una parte il Qatar si è detto “ottimista” e una fonte egiziana ha parlato di “grandi progressi” e di “un accordo sui punti principali tra le varie parti”, Israele ha ridimensionato la possibilità di un’intesa imminente: “Ancora non la vediamo all’orizzonte, la distanza tra le parti resta grande”. Un copione già visto negli innumerevoli round di trattative precedenti. Eppure qualcosa sembra muoversi: “La proposta per il rilascio degli ostaggi è stata consegnata ad Hamas, ora aspettiamo la loro risposta e ci potrebbe volere un po’ di tempo”, ha riferito il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americana, John Kirby. Una fonte del gruppo palestinese ha confermato che Hamas sta “studiando” l’accordo, che prevede insieme alla tregua di sei settimane la liberazione di donne e bambini israeliani in ostaggio in cambio di “un massimo di 900 prigionieri palestinesi”. E nella sua prima fase prevedrebbe anche il ritorno dei civili palestinesi sfollati nel nord della Striscia e la consegna di “400-500 camion di aiuti alimentari al giorno alla popolazione affamata”.  Così il pressing internazionale, da una parte e dall’altra, prova a mettere un freno alla guerra che va avanti da sei mesi e che rischia di allargarsi a tutta la regione. La minaccia di rappresaglia di Teheran per il raid israeliano sul consolato iraniano a Damasco “è ancora attiva”, hanno infatti avvertito gli Usa. E si teme anche per il fronte con il Libano, dove Israele ha affermato di “prepararsi a passare dalla difesa all’attacco” e ha rivendicato l’uccisione di “Ali Ahmed Hassin, comandante delle Forze Radwan dell’organizzazione terroristica Hezbollah nella regione di Hajir”.

Di fronte a questo scenario, il pressing statunitense si è concretizzato nell’ultimo colloquio telefonico tra il presidente americano Joe Biden e il premier israeliano Benyamin Netanyahu che sembra aver portato alcuni frutti, con Israele che ha permesso l’ingresso di più aiuti a Gaza – 300 camion nelle ultime 24 ore, un record dall’inizio della guerra – e ordinato il ritiro delle truppe combattenti dai territori meridionali di Khan Yunis, ormai distrutti al 90% secondo al Jazeera. Ma un’operazione di terra su Rafah, ultimo lembo di terra dell’enclave che dà rifugio a 1,5 milioni di sfollati palestinesi, non è ancora esclusa. Anzi, l’ingresso nella regione “accadrà, c’è una data”, ha annunciato il premier israeliano provando così a tenere a bada la frangia più oltranzista del suo esecutivo ma incassando l’ennesima bocciatura dalla Casa Bianca, che ha ribadito la contrarietà di Washington all’operazione. “Se Netanyahu decide di porre fine alla guerra senza un attacco esteso a Rafah per sconfiggere Hamas, non avrà il mandato per continuare a servire come primo ministro”, aveva minacciato in mattinata il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. Prima di lui, il titolare delle Finanze Bezalel Smotrich aveva convocato il suo partito Sionismo religioso per valutare la situazione dopo l’annuncio dell’esercito del ritiro da Khan Yunis. Netanyahu si ritrova così in una difficile posizione, tra l’incudine delle piazze israeliane sempre più gremite per protestare contro la gestione della questione degli ostaggi e il martello delle critiche dell’ultradestra che vorrebbe il pugno di ferro sul sud della Striscia di Gaza. Nel frattempo, almeno due sondaggi hanno rivelato che se si votasse oggi nello Stato ebraico l’attuale coalizione del premier non avrebbe più la maggioranza, mentre il partito del centrista Benny Gantz, Unità nazionale, sarebbe il primo a livello nazionale e alla Knesset.

Redazione

Altre notizie da Cronaca e attualità

Tutte le notizie di Altre notizie da Cronaca e attualità

Pubblicità

Prima di leggere

Natura della pubblicazione

Libera rassegna stampa non periodica, ai sensi dell’art. 3 bis legge 16/07/2012 n. 103, e nel pieno rispetto dell’art. 21 della Costituzione Italiana.

Nuove24 non è una testata giornalistica registrata: è aggiornato senza alcuna periodicità e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.

Editore: AIG FREELANCE – Rappresentante legale e direttore: Gennaro Ruggiero, esperto di “Comunicazione, Formazione e Marketing” iscritto all’Albo dei Periti e degli Esperti alla CCIAA di Prato al n° 1080.

Foto e contenuti di terzi appartengono ai rispettivi autori e titolari dei diritti, di cui indichiamo la fonte quando è nota. Se sei l’autore, il titolare dei diritti o la persona ritratta e non ne vuoi la pubblicazione, scrivi a info@nuove24.com: la redazione rimuove il contenuto il prima possibile.

«Nessuno è libero se non è padrone di se stesso.» Epitteto

Note legali · Chi siamo