
La candidatura della diplomatica Lana Nusseibeh apre nuove prospettive per il futuro delle Nazioni Unite. La Presidente del Parlamento Mondiale delle Donne (PMD) esprime soddisfazione: «Dopo oltre ottant’anni, è tempo che anche una donna possa guidare la più importante organizzazione internazionale per la pace e i diritti umani».
ROMA, 28 ottobre 2026 – Una donna alla guida delle Nazioni Unite. Quella che per oltre ottant’anni è rimasta una possibilità mai concretizzatasi potrebbe finalmente diventare realtà. La candidatura di Lana Nusseibeh, diplomatica degli Emirati Arabi Uniti, alla carica di Segretario Generale dell’ONU riaccende il dibattito internazionale sulla rappresentanza femminile ai vertici delle istituzioni mondiali.
Una prospettiva accolta con particolare gioia e soddisfazione da Angelica Loredana Anton, ideatrice e fondatrice del Parlamento Mondiale delle Donne (PMD), organismo internazionale permanente promosso dalla Fondazione Area Cultura ETS, della quale è Presidente.
«Accolgo con profonda gioia la possibilità che, per la prima volta nella storia, una donna possa assumere la guida delle Nazioni Unite. Non si tratta soltanto di una questione di genere, ma di un importante segnale di evoluzione culturale, istituzionale e sociale. Dopo oltre ottant’anni, vedere una donna alla guida dell’ONU significherebbe riconoscere concretamente quel principio di uguaglianza che le stesse Nazioni Unite promuovono nel mondo», dichiara Angelica Loredana Anton.
La candidatura di Lana Nusseibeh, già rappresentante permanente degli Emirati Arabi Uniti presso le Nazioni Unite dal 2013 al 2024 e due volte Presidente del Consiglio di Sicurezza, si inserisce in una fase particolarmente delicata per gli equilibri internazionali. Guerre, crisi umanitarie, disuguaglianze e nuove sfide globali richiedono una leadership capace di favorire il dialogo, la cooperazione e il rispetto dei diritti fondamentali.
Il percorso per la nomina resta aperto e complesso. La scelta del prossimo Segretario Generale richiederà il consenso del Consiglio di Sicurezza e la successiva nomina da parte dell’Assemblea Generale. La candidatura della diplomatica emiratina, inoltre, è oggetto di un confronto internazionale che comprende anche le critiche sollevate da organizzazioni per i diritti umani in relazione alla crisi sudanese.
Per la fondatrice del Parlamento Mondiale delle Donne, tuttavia, il significato storico di questa fase va oltre il nome della candidata.
«Il nostro auspicio è che il prossimo Segretario Generale delle Nazioni Unite possa essere una donna, scelta per le sue competenze, la sua indipendenza, la sua autorevolezza e la sua capacità di difendere senza compromessi la pace, la dignità umana e il diritto internazionale. Essere donna non deve rappresentare né un privilegio né un ostacolo. Deve semplicemente essere una possibilità concreta, come lo è sempre stata per gli uomini».
Un principio che costituisce anche uno dei fondamenti del Parlamento Mondiale delle Donne, nato con l’obiettivo di unire le donne di ogni Paese, cultura e condizione sociale, promuovendone la partecipazione attiva alla vita pubblica, alle istituzioni e ai processi decisionali internazionali.
«Quando ho ideato e fondato il Parlamento Mondiale delle Donne, ho immaginato uno spazio capace di dare voce alle donne del mondo, senza confini geografici, culturali o sociali. Ho sempre creduto che le donne non debbano limitarsi a chiedere di essere ascoltate, ma debbano poter partecipare direttamente alle decisioni che determinano il futuro dell’umanità».
Secondo Anton, la possibilità di una leadership femminile al vertice dell’ONU rappresenterebbe anche un messaggio straordinario per le nuove generazioni.
«Penso soprattutto alle bambine e alle giovani donne che vivono in Paesi dove ancora oggi il diritto allo studio, alla libertà, alla partecipazione politica e all’autodeterminazione viene negato o limitato. Vedere una donna alla guida delle Nazioni Unite potrebbe trasmettere loro un messaggio potente: nessun sogno deve essere considerato impossibile soltanto perché si è nate donne».
La Presidente del PMD sottolinea inoltre come il contributo femminile ai processi di pace non debba essere considerato un elemento accessorio della diplomazia internazionale, ma una componente essenziale nella costruzione di società più giuste e inclusive.
«La pace non si costruisce soltanto attraverso accordi tra governi. Nasce anche dall’educazione, dalla cultura, dal rispetto reciproco e dalla capacità di riconoscere la dignità di ogni essere umano. Le donne devono essere protagoniste di questo processo, non semplici spettatrici».
L’eventuale elezione della prima donna a Segretario Generale costituirebbe dunque un passaggio simbolico di grande portata, ma anche un’occasione per rafforzare l’impegno concreto delle istituzioni internazionali contro le discriminazioni, le violenze e le disuguaglianze.
«Non chiediamo un mondo governato dalle donne al posto degli uomini. Chiediamo un mondo nel quale donne e uomini possano costruire insieme il futuro, con le stesse opportunità, la stessa dignità e la stessa responsabilità».
Conclude Angelica Loredana Anton:
«Se una donna arriverà alla guida delle Nazioni Unite, non sarà soltanto una vittoria femminile. Sarà una vittoria del principio di uguaglianza e un passo avanti per l’intera umanità. Come fondatrice del Parlamento Mondiale delle Donne, guardo a questa possibilità con emozione, speranza e fiducia. Perché il talento non ha genere, la dignità non ha confini e la pace ha bisogno della voce di tutti».
Angelica Loredana Anton
Ideatrice e Fondatrice del Parlamento Mondiale delle Donne – PMD
Presidente della Fondazione Area Cultura ETS
Ambasciatrice OIRD per i Diritti Umani
