Alla Fondazione Spadolini Nuova Antologia la presentazione del volume edito da Betti. Con l’autore Cosimo Ceccuti e la testimonianza di Vanna Console, una serata dedicata a una donna che ha attraversato il Novecento tra Resistenza, diritto ed emancipazione femminile.
FIRENZE – Tra le librerie colme di volumi storici della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, in via Pian dei Giullari, martedì 3 novembre è tornata a vivere una delle figure più coraggiose e meno raccontate della Firenze del Novecento. È stato presentato “Olga Monsani 1891-1983. Una vita per la libertà e l’emancipazione femminile”, il libro di Stefano Bisi pubblicato da Betti Editrice, in un incontro promosso dalla Fondazione insieme a SfogliAmo.
Al tavolo dei relatori, accanto all’autore, Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, e la testimonianza di Vanna Console. L’incontro è stato registrato da Radio Radicale e può essere riascoltato sul suo sito.
Prima tra cento uomini
Il libro di Bisi parte da un dato che da solo racconta il personaggio. Laureata in Giurisprudenza nel 1926, nel 1928 Monsani si presentò all’esame per diventare procuratore legale: su più di cento candidati, appena quattro donne, arrivò prima. Una vittoria personale che anticipava una vita intera spesa a forzare porte chiuse.
Il no alla tessera e la guerra clandestina
Quando il regime si consolidò, Olga Monsani scelse da che parte stare. Rifiutò l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista e per questo perse l’incarico pubblico che ricopriva, aderendo poi nel 1929 a Giustizia e Libertà. Dopo l’8 settembre 1943 il salto definitivo: a cinquantadue anni entrò nel servizio informazioni della Resistenza legato a Radio CoRa e trasformò il suo studio legale in una centrale operativa clandestina. Non una semplice staffetta, ma una regista dell’intelligence partigiana, capace di sfuggire alla sorveglianza della Banda Carità e di proseguire la sua attività fino alla Liberazione di Firenze nell’agosto 1944.
Dalla parte della giustizia
Finita la guerra, la perseguitata divenne accusatrice. Fu nominata Pubblico Ministero nelle Corti d’assise straordinarie chiamate a giudicare i crimini nazifascisti e, nel 1946, fu candidata alla Costituente in Toscana con il Partito d’Azione. Il suo impegno per le donne la portò fino ai vertici internazionali: tra il 1952 e il 1954 presiedette la Federazione Europea del Soroptimist.
Una memoria che parla al presente
Quella emersa dalla serata è la storia di una donna per cui la libertà non era mai solo un fatto privato, ma una responsabilità verso tutti. Un messaggio che, a oltre quarant’anni dalla sua scomparsa, suona sorprendentemente attuale. Olga Monsani morì a Impruneta nel 1983, all’età di novantadue anni.

























































