Dall’8 al 10 ottobre, la Calabria ospita INNOWEEK 2026, importante appuntamento internazionale che riunisce oltre cento tra esperti, economisti, imprenditori e rappresentanti del mondo della ricerca, provenienti da quattro continenti, per confrontarsi sulle opportunità della Silver & Longevity Economy. Oggi abbiamo incontrato una presenza di autentico prestigio: la dottoressa Rossella Rettura, economista di alto profilo, riconosciuta per competenza, autorevolezza e profondità di analisi. Una voce capace non soltanto di interpretare le dinamiche dell’economia contemporanea, ma di coglierne le evoluzioni, anticipando scenari e prospettive con una visione lucida e lungimirante. La sua presenza conferisce ulteriore spessore a un appuntamento che mette al centro innovazione, futuro e crescita.

Ecco il suo autorevole intervento:

Parlare oggi di politiche regionali per l’innovazione, l’imprenditorialità e l’attrazione degli investimenti significa porci una domanda molto concreta:
Che cosa rende un territorio realmente competitivo e, soprattutto, investibile?
Non è sufficiente disporre di risorse finanziarie. Non è sufficiente pubblicare bandi. E non è sufficiente incentivare la nascita di nuove imprese, se poi quelle imprese non trovano le condizioni per crescere, capitalizzarsi e rimanere sul territorio .La vera sfida delle politiche regionali è trasformare le risorse disponibili in capacità produttiva permanente.
Per troppo tempo abbiamo misurato l’efficacia delle politiche di sviluppo attraverso la quantità delle risorse stanziate e la capacità di spesa. Ma spendere non significa necessariamente sviluppare. Dovremmo iniziare a misurare quanto valore economico viene generato da ogni euro pubblico investito: quanta occupazione qualificata, quanta produttività, quanto investimento privato aggiuntivo e quanta capacità di esportazione. Questo significa passare dalla politica dell’incentivo alla politica dell’investimento.
E significa soprattutto costruire un ecosistema nel quale imprese, università, ricerca, sistema finanziario, investitori istituzionali e pubblica amministrazione possano operare insieme. Perché l’innovazione non è soltanto tecnologia.
Innovare significa aumentare la produttività, digitalizzare i processi, trasferire conoscenza dalla ricerca alle imprese, creare competenze e consentire anche alle piccole e medie imprese di accedere a capitale, credito, tecnologia e mercati internazionali.
Ma in che modo?
Primo: rendere i progetti realmente investibili e bancabili. Dobbiamo accompagnare le imprese nella strutturazione economica e finanziaria dei progetti, affinché possano dialogare con banche, fondi e investitori.
Perché il problema, spesso, non è l’assenza di capitale: è la distanza tra capitale disponibile e progetti realmente finanziabili.
Secondo: creare una vera Investment Unit regionale, con competenze economiche e finanziarie, non semplicemente amministrative. Una struttura capace di costruire operazioni, presentare progetti agli investitori internazionali, assisterli nelle procedure e mettere in relazione capitale estero e imprese locali. Perché c’è una differenza sostanziale tra promuovere un territorio e renderlo finanziariamente investibile.
Terzo: costruire un vero Portafoglio Regionale degli Investimenti. Energia, agroindustria, turismo, logistica, digitale, infrastrutture, manifattura avanzata: per ogni settore dobbiamo avere progetti già strutturati, con fabbisogno finanziario, tempi, ritorni attesi e impatto economico. Se vogliamo dialogare con Londra, Francoforte, New York, Dubai o Singapore, dobbiamo presentarci con operazioni concrete, non soltanto con brochure promozionali.
Quarto: un Fondo Regionale di Capitalizzazione delle PMI. Molte nostre imprese non hanno un problema di idee. Hanno un problema di dimensione, patrimonio e accesso al capitale. Dobbiamo aiutarle a diventare investment ready, cioè sufficientemente strutturate, capitalizzate e trasparenti da poter dialogare con investitori nazionali e internazionali.
E poi c’è il capitale estero. Io non credo che dobbiamo attrarre qualsiasi investimento. Dobbiamo selezionare capitale
produttivo e paziente, capace di portare insieme risorse finanziarie, tecnologia, mercati e competenze. E gli incentivi dovrebbero essere collegati a risultati misurabili: occupazione creata, investimenti realizzati, trasferimento tecnologico, permanenza sul territorio e coinvolgimento delle filiere locali. Perché attrarre capitale senza trattenere valore non significa fare politica industriale. E allora il punto non è avere semplicemente più risorse.
Il punto è aumentare la capacità del territorio di trasformare quelle risorse in investimenti, produttività e valore aggiunto.
Perché una Regione competitiva non è semplicemente quella che dispone di più risorse. È quella che riesce a trasformare risorse, capitale e competenze in economia reale.
Ed è questa la sfida: costruire un territorio nel quale l’impresa possa crescere, il capitale trovi convenienza a investire e
l’innovazione si trasformi in produttività. Perché, alla fine, lo sviluppo non si misura dalle risorse che arrivano.
Si misura dal valore che siamo capaci di generare e di trattenere sul territorio.

Dottoressa Rossella Rettura