L’allarme scattato domenica 27 settembre presso la base della Royal Air Force di Fairford (RAF), nell’Inghilterra occidentale, ha portato all’arresto di cinque cittadini britannici di età compresa tra i 23 e i 25 anni, originari del centro di Londra. L’installazione militare, utilizzata dall’aeronautica statunitense per supportare operazioni belliche, è stata teatro di un sventato attentato, per il quale i cinque sospettati sono stati fermati con l’accusa di reati di terrorismo e materia di esplosivi. La coordinatrice nazionale dell’antiterrorismo, Vicki Evans, ha definito l’intervento un’operazione estremamente complessa e su vasta scala, mentre non sono ancora state formalizzate accuse ufficiali nei confronti dei fermati.

Nonostante l’iniziale orientamento dei media britannici, che ipotizzavano un coinvolgimento diretto dell’Iran in forma di rappresaglia per il sostegno dato dagli Stati Uniti, la pista iraniana è stata smentita e respinta con fermezza. Il ministro della Difesa Wes Streeting ha dichiarato di non indicare alcun legame diretto con Teheran, sebbene abbia ricordato la presenza di minacce da parte dei proxy iraniani nell’area. Contestualmente, l’ambasciata iraniana a Londra ha condannato e respinto categoricamente le speculazioni, definendole ricostruzioni malevole volte ad alimentare la propaganda iranofoba. Per analizzare il presunto complotto dinamitardo, il primo ministro Andy Burnham ha deciso di presiedere una riunione straordinaria del comitato di emergenza Cobra.

La dinamica degli eventi trae origine dal decisivo intervento di una agricoltrice locale, la quale ha notato tre furgoni sospetti e un gruppo di uomini incappucciati nei pressi della sala comunale del villaggio di Whelford. La donna ha subito allertato le forze dell’ordine e diffuso l’avviso tramite una chat di residenti. Tuttavia, la testimone ha denunciato un ritardo nell’evacuazione, avvenuta circa cinque ore dopo le prime segnalazioni e legata, a suo giudizio, a una concentrazione dei protocolli di sicurezza rivolta esclusivamente all’interno della recinzione militare. Il ministro Streeting ha espresso gratitudine per la prontezza dell’agricoltrice, precisando tuttavia che i cittadini dispongono soltanto di un quadro parziale dell’operazione.

Sul piano della sicurezza civile, nel villaggio adiacente alla base è stato mantenuto un cordone di sicurezza di circa 400 metri, che ha costretto all’evacuazione di 85 abitazioni. Molti residenti sono stati ospitati da parenti o amici, mentre per altri la gestione dell’alloggio temporaneo è stata presa in carico dal comune locale, in attesa del cessato allarme e della conclusione dei rilievi investigativi.

Eliza Anton