La legge elettorale approda nell’Aula della Camera dei Deputati per la terza lettura, avviandosi verso la fase conclusiva del proprio percorso parlamentare dopo le modifiche apportate a Palazzo Madama. Per blindare il provvedimento ed evitarne il naufragio, il governo si appresta a porre la questione di fiducia su tre dei quattro articoli rimaneggiati al Senato. Tale scelta strategica segue l’incidente d’aula avvenuto a luglio, quando la maggioranza era stata battuta a scrutinio segreto su un emendamento relativo alle preferenze, poi soppresso nel passaggio senatoriale.
In risposta al prosieguo dell’iter e ai contenuti della riforma, il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha annunciato durante una conferenza stampa l’inizio di uno sciopero della fame. Magi ha duramente criticato la misura definendola un impianto normativo volto a garantire a una minoranza nel Paese la possibilità di ottenere una maggioranza schiacciante in Parlamento. Tra i principali nodi della protesta sollevati dalle minoranze rientrano l’impatto della legge sull’equità di genere nelle candidature e la drastica elevazione della soglia di sottoscrizioni per i nuovi soggetti politici, quantificata in circa 450.000 firme e giudicata palesemente incostituzionale. Oltre al digiuno, il leader Radicale ha preannunciato il ricorso a iniziative non violente e l’avvio di azioni giurisdizionali e ricorsi nei tribunali.
I lavori parlamentari prevedono il primo scoglio con il voto unico sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, sostenute dai quattro relatori di minoranza appartenenti a Pd, Avs, M5s e allo stesso Magi. Nonostante il deposito di circa sessanta emendamenti delle minoranze, la gran parte delle proposte di modifica è destinata a decadere a causa del preannunciato ricorso alle fiducie. Di fronte alla possibilità che le opposizioni richiedano nuovamente il voto segreto, il centrodestra mostra unita compattezza: il capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami, ha confermato la rilevanza del passaggio d’aula ricordando come la posizione della premier Giorgia Meloni leghi la tenuta dell’esecutivo all’approvazione del provvedimento. Il calendario dei lavori ipotizza la votazione con voto palese sulle fiducie a breve termine, per poi giungere al voto finale sul testo complessivo entro la settimana successiva.
Eliza Anton
