Nel corso delle sue comunicazioni nell’aula del Senato alla vigilia del prossimo Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato diversi temi centrali dell’agenda geopolitica ed economica europea. La premier ha espresso forte perplessità riguardo alla recente intesa sul gasolio russo annunciata dal presidente statunitense Donald Trump, definendo tale scelta «molto rischiosa». Pur riconoscendo la necessità condivisa di contenere i costi dell’energia che gravano su famiglie e imprese italiane, Meloni ha precisato che la spinta sui prezzi del carburante è imputabile in primis alla guerra in Iran e non alla situazione in Ucraina. Pertanto, i rischi dell’accordo appaiono ben delineati: una potenziale legittimazione per Mosca mentre proseguono i raid sulle città ucraine, l’afflusso di nuove entrate per finanziare il conflitto e un inevitabile indebolimento delle sanzioni che va in controtendenza con le strategie finora adottate dal blocco occidentale per spingere Vladimir Putin alle trattative.

Ampio spazio è stato dedicato alla sovranità nazionale e alla sicurezza dei confini. Meloni ha rivendicato il diritto dell’Italia di reintrodurre i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna sulla base di puntuali valutazioni di sicurezza, giudicando «surreali» le polemiche sollevate dall’opposizione. La premier ha ricordato che la sospensione temporanea dei patti di libera circolazione è pienamente prevista dal codice Schengen per motivi di ordine pubblico ed è stata attivata quasi 500 volte all’interno dell’Unione, menzionando ad esempio come la Francia mantenga attivi i controlli al confine italiano da oltre dieci anni. Su questo punto, il capo del Governo ha ribadito che l’Italia rivendica gli stessi diritti e doveri degli altri Stati membri, rifiutando l’idea che la tutela delle frontiere costituisca una colpa.

Spostando l’attenzione sul capitolo finanziario, il Governo ha bocciato la bozza presentata dalla Presidenza irlandese in merito al bilancio europeo, in quanto i criteri di ripartizione proposti continuano a penalizzare l’Italia, contravvenendo al principio di equità fra quanto il Paese versa e quanto riceve. Infine, in merito ai fondi per la difesa, Meloni ha respinto le accuse di sottrarre risorse ai servizi essenziali, chiarificando che la flessibilità per difesa e sicurezza consente di accedere a risorse aggiuntive svincolate dai parametri europei che non potrebbero essere destinate alla sanità pubblica o alla scuola. A sostegno della propria posizione, la premier ha infine ricordato che le precedenti compagini di governo avevano già incrementato le spese militari per circa 15 miliardi di euro durante il periodo pandemico, in un contesto privo del conflitto ucraino.

Eliza Anton