La Rete Civica ha annunciato durante una conferenza stampa alla Camera l’avvio della “macchina dei ricorsi” contro la nuova legge elettorale, strutturata su una bozza di sei punti cardine curata dal costituzionalista Enrico Grosso e supportata da un team di 99 avvocati. L’iniziativa, coordinata da Roberto Zaccaria e Pietro Adami, punta a depositare circa trenta ricorsi nello stesso giorno in cui la legge entrerà ufficialmente in vigore, facendo leva sul contributo di oltre 500 ricorrenti tra cittadini ed esponenti politici dell’opposizione come Pierluigi Bersani, Rosi Bindi, Fausto Bertinotti, Massimo Cacciari e Massimo D’Alema.

I rilievi di incostituzionalità individuati nella legge ruotano attorno a sei profili principali. Il primo riguarda il premio di maggioranza, contestato sia per la sproporzione nella rappresentanza sia per la presunta lesione dell’autonomia costituzionale nell’elezione indipendente di Camera e Senato. Si segnala poi la lesione della libertà di voto, legata all’impossibilità per gli elettori di conoscere l’impatto effettivo del proprio voto sui singoli candidati, e le criticità sulla parità di genere, dovute alla possibilità di schierare capilista bloccati di un solo sesso. Viene inoltre criticata l’indicazione obbligatoria del candidato premier, considerata una coercizione per le liste che intendono collocarsi all’opposizione e una potenziale interferenza con le prerogative del Presidente della Repubblica. Infine, si denuncia la raccolta firme sproporzionata, che imporrebbe un numero abnorme di sottoscrizioni per le forze politiche non ancora presenti in Parlamento, esentando al contrario i partiti già rappresentati.

L’iniziativa ha raccolto un ampio sostegno tra i partiti d’opposizione, tra cui Pd, M5s, Più Europa, Avs e Italia Viva. I rappresentanti parlamentari — tra cui Simona Bonafè, Maria Elena Boschi, Alfonso Colucci, Riccardo Magi e Filiberto Zaratti — hanno denunciato sia il metodo, legato all’approvazione a ridosso della scadenza elettorale senza un reale confronto, sia le distorsioni del testo. Permangono tuttavia distinguo interni al fronte politico opponente: mentre Riccardo Magi ha condotto un digiuno di protesta contro la discriminazione nell’accesso alle candidature e le altre forze di sinistra hanno attaccato duramente la norma, Italia Viva ha precisato di considerare il nodo del numero di firme come un tema secondario rispetto agli altri profili di incostituzionalità sollevati.

Eliza Anton