Le autorità di Teheran e Tel Aviv hanno annunciato il raggiungimento di una nuova tregua bilaterale, giunta al termine di quarantotto ore di intensi raid incrociati che avevano fatto temere il definitivo collasso del cessate il fuoco concordato lo scorso 8 aprile. Nel favorire la parziale de-escalation è risultato decisivo il pressing del presidente statunitense Donald Trump, il quale ha intimato pubblicamente a entrambe le parti di interrompere con effetto immediato le operazioni belliche. Nel corso di un incontro con i giornalisti, il capo della Casa Bianca ha rivendicato l’efficacia della propria mediazione diplomatica, confermando che i negoziati sono nelle loro fasi conclusive e che l’obiettivo prioritario resta la privazione totale delle capacità nucleari della Repubblica Islamica attraverso l’assedio economico, considerato da Washington una strategia più efficace rispetto all’opzione militare.
Trump ha inoltre minimizzato le frizioni con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, precisando che il lancio di missili effettuato da Tel Aviv domenica scorsa costituiva una risposta inevitabile ai precedenti attacchi subiti e che, al momento della loro conversazione telefonica, i vettori erano già in viaggio, ribadendo la solidità del legame politico tra i due leader.
Sul piano della logistica globale, il presidente americano ha annunciato che la firma formale dell’accordo potrebbe avvenire nel giro di pochi giorni e che lo Stretto di Hormuz riaprirà immediatamente dopo la sigla. Proprio in quest’area marittima strategica, nelle scorse ore si è registrato l’appesantimento delle tensioni a causa del cammino operativo di un elicottero d’attacco Apache dell’esercito statunitense, precipitato a Hormuz per cause ancora da accertare; il network della Difesa ha comunque confermato che i due piloti a bordo sono in salvo.
Il bilancio dei raid e l’ordine di evacuazione a Tiro
La fragile intesa diplomatica tra Iran e Israele non ha tuttavia frenato le dinamiche belliche sul territorio libanese, dove il livello dello scontro rimane critico. Nelle ultime ore, le forze di difesa israeliane hanno sferrato nuovi raid nel sud del Libano, concentrando i bombardamenti nell’area periferica di al-Rabieh e lungo le direttrici stradali del settore di Tiro. La situazione di imminente pericolo ha spinto i comandi dell’Idf a diffondere un avviso di massima urgenza, ordinando di evacuare la città di Tiro e i distretti limitrofi, compresi i campi profughi palestinesi e il quartiere cristiano.
Il portavoce militare in lingua araba ha intimato alla popolazione civile di abbandonare immediatamente le proprie abitazioni per spostarsi a nord del fiume Zahrani, in previsione di una imminente ondata di attacchi mirati a distruggere le infrastrutture logistiche del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah. Le operazioni condotte nei giorni precedenti nella regione meridionale avevano già colpito circa quindici località, provocando, secondo i bilanci diffusi dal governo di Beirut e dalla Croce Rossa, almeno 14 morti e decine di feriti, a fronte dei contrattacchi lanciati dalle milizie libanesi contro le linee di pattugliamento israeliane lungo il confine.
Le divergenze diplomatiche e lo scenario geopolitico regionale
Nonostante i temporanei segnali di normalizzazione sul fronte interno iraniano, simboleggiati dalla riapertura dello spazio aereo e dal ritorno alla piena operatività del principale aeroporto internazionale di Teheran, permangono profonde divergenze diplomatiche tra Teheran e Washington. L’Iran, per bocca del presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, rivendica di aver imposto nuovi equilibri sul terreno attraverso la propria “severa rappresaglia”, e insiste affinché il dossier relativo al conflitto con Hezbollah e le trattative dirette con gli Stati Uniti vengano esaminati come un unico blocco negoziale. Al contrario, l’amministrazione americana punta a separare i tavoli di crisi, rinviando la risoluzione del fronte libanese a causa dei potenziali contraccolpi politici interni alla vigilia delle imminenti elezioni di metà mandato.
L’esigenza di contenere i costi della guerra è stata sottolineata anche dal vicepresidente JD Vance, il quale ha ricordato che le priorità strategiche di Washington e Tel Aviv non sempre coincidono perfettamente. A mantenere instabile l’intero quadrante mediorientale contribuiscono inoltre le azioni delle fazioni alleate di Teheran: la difesa aerea israeliana ha infatti intercettato un obiettivo aereo sospetto proveniente dallo Yemen, poche ore dopo la rivendicazione da parte dei ribelli houthi di un attacco mirato e della proclamazione del blocco navale totale contro il naviglio mercantile israeliano nelle acque del Mar Rosso.
Eliza Anton
