In Aula al Senato si sono aperte le votazioni sui singoli emendamenti relativi alla riforma della legge elettorale, con un primo passaggio d’esame che ha visto la bocciatura della proposta formulata dalle opposizioni per la soppressione dell’articolo 1.
Il dibattito sulle preferenze e la tenuta della maggioranza
Al centro del confronto d’Aula è emersa la questione dell’introduzione delle preferenze, sollecitata attraverso emendamenti presentati dal Partito Democratico. Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, ha annunciato il voto contrario della propria forza politica definendo l’iniziativa dell’opposizione una manovra strumentale tesa a spaccare la coalizione di governo e ribadendo la priorità di mantenere gli accordi interni al centrodestra. Un orientamento confermato anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, il quale ha sottolineato l’importanza di rimanere fedeli al patto politico di maggioranza. Di diverso avviso l’europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, che ha espresso dure critiche all’indirizzo degli alleati, accusandoli di temere il meccanismo delle preferenze dirette e di favorire modelli con capilista bloccati.
I correttivi sulle soglie e il calcolo del premio di maggioranza
Parallelamente al tema della rappresentanza, i lavori parlamentari si indirizzano verso l’approvazione di una proposta emendativa, a prima firma del senatore Zedda (FdI), intesa a sopprimere la soglia d’accesso al 3% per i partiti minori ai fini del calcolo del premio di maggioranza. La misura consentirebbe di conteggiare a favore della coalizione le preferenze raccolte da tutte le liste alleate, comprese quelle al di sotto dell’1%. Per contemperare tale apertura ed evitare la proliferazione di formazioni nate al solo scopo di raccogliere voti di lista, la maggioranza sta valutando un contestuale inasprimento del numero di firme necessarie per la presentazione delle candidature.
Eliza Anton
