In Israele si è scatenata una dura reazione istituzionale contro i registi Yuval Abraham e Rachel Szor, autori del documentario “Naza” premiato con il Premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. L’opera, della durata di 80 minuti, ricostruisce l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale e delle tecnologie di tracciamento da parte dell’esercito per identificare presunti membri di Hamas e colpirne le abitazioni, accusando le forze armate di causare uccisioni di massa intenzionali di civili nella Striscia di Gaza. L’acronimo che dà il titolo al film indica infatti il termine ebraico utilizzato dall’esercito per definire i danni collaterali.

Il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto un’indagine ufficiale per identificare le 24 fonti anonime dell’esercito e dei servizi di intelligence che hanno rilasciato le loro testimonianze nel film, sollecitando inoltre il ministero dell’Interno a valutare la revoca della cittadinanza per i due cineasti con l’accusa di tradimento dello Stato e collaborazione con il nemico in tempo di guerra. Tale provvedimento, pur eccezionale, trova un precedente normativo nella decisione della Corte Suprema del 2022 che consente di privare della cittadinanza chi viola il dovere di lealtà allo Stato.

Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha condannato duramente l’opera tramite un videomessaggio su X, definendo intollerabile che l’istigazione all’antisemitismo e la dipintura delle Idf come criminali di guerra provengano da cittadini israeliani, pur ammettendo di non aver ancora visto il film. Parallelamente, il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha bollato il documentario come una raccolta di calunnie del sangue e distorsioni deliberate volte a minare la legittimità delle forze armate, le quali — secondo la versione ufficiale — opererebbero sempre nel rispetto del diritto internazionale per ridurre le vittime civili. Zamir ha quindi istituito una squadra speciale per valutare azioni legali e verificare un eventuale uso non autorizzato di materiale classificato.

L’esercito ha contestato nello specifico la veridicità di una testimonianza relativa a un bombardamento che avrebbe causato 500 vittime civili, sostenendo che le affermazioni della fonte anonima non siano verificabili in modo indipendente. Di contro, il regista Yuval Abraham ha replicato confermando che le testimonianze raccolte tra gli ufficiali descrivono un sistema di uccisioni sistemiche e non accidentali. L’opera è stata infine oggetto di un coro di condanne da parte del mondo politico israeliano, che va dal leader dell’opposizione Gadi Eisenkot all’ex premier Naftali Bennett e al ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, oltre al partito di maggioranza Likud, i quali hanno accusato i registi di diffondere menzogne unilaterali e di danneggiare l’immagine dei soldati a livello globale.

Eliza Anton