La crisi tra Stati Uniti e Iran tocca un nuovo picco con l’avvio della nona notte consecutiva di bombardamenti da parte del Comando Centrale statunitense (Centcom) sul territorio iraniano. L’operazione punta a indebolire le capacità militari iraniane impiegate per colpire i mercantili nello Stretto di Hormuz, un corridoio marittimo vitale per l’approvvigionamento petrolifero globale dove è recentemente fallito un accordo preliminare di pace. Tramite una dichiarazione pubblicata sulla piattaforma X, il Centcom ha confermato che l’offensiva ha preso di mira infrastrutture strategiche quali centri di comando, sistemi di difesa aerea, postazioni di sorveglianza costiera, siti di lancio di missili e droni e reti di comunicazione. Di ritorno a Washington, il presidente Donald Trump ha rivendicato la durezza dei raid, dichiarando che l’azione militare è stata condotta in onore dei soldati americani caduti nel conflitto, le cui vite sono state sacrificate per impedire che Teheran si doti di un’arma nucleare. Sul fronte diplomatico, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha accusato l’Iran di usare lo stretto come arma di pressione internazionale, esortando le altre nazioni a contribuire militarmente e finanziariamente alla protezione della navigazione globale.
In risposta all’offensiva di Washington, le Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) hanno avviato una serie di ritorsioni regionali multi-fronte. L’agenzia statale Irna ha riferito di un attacco a sorpresa in Siria contro il centro operativo nemico ad Al-Tanf, motivato come vendetta per le perdite subite a Iranshahr. Contemporaneamente, i corpi militari di Teheran hanno sferrato offensive balistiche in Giordania, dichiarando di aver arrecato gravi danni agli aerei da trasporto e comando statunitensi dislocati nell’aeroporto di Aqaba, e in Kuwait, dove affermano di aver completamente distrutto un radar di allerta precoce e incendiato diversi droni MQ-9 nella base di Ali Al Salem. Parallelamente, le forze iraniane hanno ulteriormente inasprito il blocco navale nello Stretto di Hormuz rivendicando, tramite l’agenzia Tasnim, il danneggiamento e il blocco di due petroliere prive di autorizzazione al transito, ribadendo la ferma intenzione di utilizzare il controllo della via d’acqua come leva negoziale e difensiva contro le sanzioni e i blocchi portuali attuati dagli Stati Uniti.
Eliza Anton
