Il brusco inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto livelli di guardia in seguito a una sequenza di azioni militari e ritorsioni incrociate nel Medio Oriente. L’episodio scatenante riguarda un attacco missilistico condotto dalle forze iraniane contro una base americana situata in Giordania; secondo le ricostruzioni, i vettori sono stati intercettati e abbattuti pochi minuti prima di impattare sugli obiettivi. La risposta di Washington non si è fatta attendere: il presidente Donald Trump ha promesso una risposta durissima, mentre Stati Uniti e Arabia Saudita hanno sferrato raid aerei congiunti contro le strutture delle Forze di Mobilitazione Popolare in diverse province dell’Iraq e contro un’area di confine nella provincia iraniana dell’Azerbaigian Occidentale.
Le ripercussioni diplomatiche di questi bombardamenti sono state immediate e profonde. Il primo ministro iracheno, Ali Faleh al-Zaidi, ha deciso di annullare a tempo indeterminato la sua visita ufficiale a Gedda, dove avrebbe dovuto incontrare il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Da parte sua, il Ministero degli Esteri di Teheran ha espresso la condanna con la massima fermezza dei raid congiunti, qualificandoli come una palese violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Iraq e della Carta delle Nazioni Unite, oltre a definire l’azione una strategia coordinata con il “regime sionista” per ampliare il conflitto regionale.
In risposta alle incursioni, la marina di Teheran ha confermato la totale chiusura dello Stretto di Hormuz, dichiarando che nessuna imbarcazione è autorizzata a navigare attraverso questo canale strategico senza un’esplicita approvazione. Nonostante i dati sul traffico marittimo mostrino un transito limitato — comprese alcune navi commerciali giapponesi che hanno seguito le rotte e le direttive indicate dalle autorità iraniane — Teheran ha minacciato risposte immediate e decise verso qualsiasi tentativo di attraversamento non autorizzato.
Sullo sfondo della crisi internazionale affiorano anche dinamiche di politica interna. Nell’apparato di governo iraniano si intravedono possibili divergenze interne, al punto che il vicepresidente Mohammad-Reza Aref ha diramato una direttiva tassativa a ministri e funzionari: qualsiasi contrasto o controversia tra organi dello Stato dovrà essere risolta a porte chiuse alla presenza del Presidente della Repubblica. Aref ha chiarito che il governo non tollererà fughe di notizie o prese di posizione autonome sui media, preannunciando la destituzione immediata dei dirigenti responsabili di eventuali strappi alla linea di coesione nazionale.
Eliza Anton
