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Nuove tensioni tra Pechino e Manila: l’incidente al Second Thomas Shoal alla vigilia del vertice Asean

Pechino parla di gommoni filippini che hanno speronato un'imbarcazione cinese; Manila sostiene che un suo soldato sia stato colpito alla testa. Stati Uniti e Australia condannano le azioni cinesi come pericolose.

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Nuove tensioni tra Pechino e Manila: l'incidente al Second Thomas Shoal alla vigilia del vertice Asean

Si è inasprito lo scontro diplomatico tra Cina e Filippine a seguito di un violento incidente marittimo avvenuto nelle acque contese del Second Thomas Shoal (noto come Ayungin a Manila e Ren’ai a Pechino), all’interno del Mar Cinese Meridionale. A seguito dell’accaduto, il ministero degli Esteri cinese ha convocato d’urgenza l’ambasciatore filippino per presentare formali proteste. Secondo la ricostruzione fornita dalla Guardia Costiera cinese, due gommoni provenienti dalla nave militare Sierra Madre – intenzionalmente incagliata da Manila nell’atollo per presidiare l’area – si sarebbero avvicinati e avrebbero speronato un’imbarcazione di pattuglia di Pechino, con i militari filippini che avrebbero aggredito l’equipaggio cinese con remi e aste. Diametralmente opposta la versione delle Forze Armate delle Filippine, secondo cui i propri uomini stavano navigando senza intenzioni ostili quando sono stati aggrediti dal personale di Pechino, che avrebbe colpito violentemente alla testa un soldato filippino con una mazza di legno.

La vicenda si inserisce nel quadro delle storiche rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale, snodo strategico per il commercio globale e ricco di risorse energetiche e ittiche. Manila sostiene che l’atollo ricada all’interno della propria zona economica esclusiva di 200 miglia nautiche, mentre Pechino rivendica la quasi totalità del bacino marittimo, sovrapponendosi alle pretese di diversi Paesi della regione. Le tensioni tra Cina e Filippine si sono intensificate con l’elezione del presidente Ferdinand Marcos Jr., autore di un riavvicinamento militare a Washington. L’episodio ha registrato il fermo sostegno di Stati Uniti e Australia a Manila, con il Dipartimento di Stato americano e la ministra degli Esteri australiana Penny Wong che hanno condannato le azioni cinesi definendole pericolose e destabilizzanti. Le ritorsioni diplomatiche giungono a ridosso dell’imminente vertice Asean a Manila, occasione in cui è previsto un incontro tra il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e le controparti regionali e statunitensi.

Eliza Anton

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