L’Iran ha intensificato le sue operazioni militari prendendo di mira installazioni radar e sistemi di difesa aerea statunitensi presenti in Kuwait e Bahrein, avvertendo Washington dell’imminenza di attacchi ancora più potenti condotti con droni e missili. L’azione giunge in risposta a una nuova serie di raid condotti dagli Stati Uniti per depotenziare le capacità militari di Teheran, a seguito della morte di tre soldati americani. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato inoltre di aver bloccato e colpito due petroliere nello Stretto di Hormuz, provocando incendi a bordo nel tentativo di riaffermare il controllo su questo snodo fondamentale per il commercio mondiale di greggio, determinando nuove oscillazioni nei mercati energetici internazionali.
Le tensioni tra Washington e Teheran sono cresciute ulteriormente a causa dello scambio di dirette minacce tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un contesto in cui il conflitto si sta trasformando in uno scontro su vasta scala con quasi cento militari americani rimasti feriti dal 7 luglio. Parallelamente, si registra la minaccia dei ribelli Houthi, alleati dello Yemen che hanno annunciato il blocco dei porti sauditi. La decisione rischia di compromettere la capacità dell’Arabia Saudita di utilizzare lo scalo di Yanbu sul Mar Rosso per esportare il proprio petrolio ed evitare le restrizioni ad Hormuz. Nonostante la recrudescenza delle ostilità, rimangono attive le iniziative e opzioni diplomatiche: il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha confermato contatti indiretti con gli Stati Uniti tramite mediatori, mentre sul piano regionale prosegue l’attività diplomatica con incontri ad alto livello in Pakistan e la visita a Washington del presidente libanese Joseph Aoun.
Eliza Anton
