Un tempo considerati pionieri nel settore dei droni militari, gli Stati Uniti stanno affrontando importanti criticità operative emorse chiaramente durante le ultime esercitazioni militari e i recenti scenari operativi. Come riportato dal Wall Street Journal, in occasione della simulazione Combined Resolve tenutasi in Germania, circa 3.500 militari americani appartenenti alla 3ª Brigata Corazzata della 1ª Divisione di Cavalleria sono stati pesantemente sconfitti sul campo. L’unità d’attacco statunitense, impegnata in manovre terrestri su larga scala con veicoli blindati pesanti ampiamente visibili, è stata individuata ed efficacemente neutralizzata dalle truppe dell’esercito ucraino del 412º Reggimento Nemesis, specializzato in sistemi a pilotaggio remoto.
L’impiego sinergico di droni da ricognizione, droni con carichi esplosivi e vettori FPV (First Person View) da parte degli operatori ucraini ha consentito la simulazione dell’eliminazione di un’intera brigata corazzata, mettendo in luce l’inefficacia dei tradizionali sistemi di guerra elettronica e delle tattiche anti-drone impiegate dalle forze Usa a rotazione. Le vulnerabilità emerse non riguardano solo i contesti simulati: la difficoltà del Pentagono nel rispondere con rapidità alla convergenza di nuove tecnologie a corto raggio ha registrato conseguenze critiche anche nel Golfo Persico, dove le difese americane si sono rivelate insufficienti a contrastare l’impiego di droni di fabbricazione iraniana, i quali hanno inflitto perdite umane e materiali presso le basi militari statunitensi.
Eliza Anton
