Nella dodicesima notte consecutiva dalla ripresa delle ostilità, gli Stati Uniti hanno sferrato una nuova ondata di attacchi militari in Iran, prendendo di mira obiettivi strategici con l’intento di ridurre la capacità di Teheran di minacciare la navigazione commerciale e marittima nella regione. Il Comando Centrale statunitense (CENTCOM) ha confermato la prosecuzione della campagna, mentre fonti iraniane come l’agenzia Mehr hanno riportato che i missili americani hanno colpito l’area vicina a un terminal passeggeri a Shalamcheh, al confine con l’Iraq, senza provocare feriti nè interrompere il flusso di persone. Sul piano delle operazioni strategiche, la campagna statunitense ha registrato un’escalation nell’impiego dei bombardieri a lungo raggio B-1, utilizzati per la prima volta dall’inizio dei nuovi scontri per colpire le postazioni dei Pasdaran.

La replica di Teheran si è concentrata sul controllo dello Stretto di Hormuz, dove le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver bloccato tre petroliere ed espresso la volontà di imporre il transito esclusivamente sotto la propria giurisdizione. Secondo il comunicato iraniano, una delle navi sarebbe esplosa dopo aver colpito una mina nell’area meridionale dello stretto, spingendo le altre due a invertire la rotta. Sul fronte politico e diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha accusato l’Iran di mancanza di serietà nelle trattative, preannunciando che la pressione e il costo politico e militare per Teheran aumenteranno progressivamente. Parallelamente, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato per stretta misura una proposta di bilancio da 95 miliardi di dollari, destinandone 73 al Pentagono e all’intelligence per finanziare le operazioni belliche contro l’Iran, oltre a fondi per i settori agricolo ed elettorale in vista delle elezioni di metà mandato.

Eliza Anton