
Il presidente statunitense Donald Trump ha espresso la linea dura della sua amministrazione attraverso una serie di messaggi sulla piattaforma Truth, minacciando dure ritorsioni militari e dichiarando che l’Iran pagherà molte volte per ogni soldato americano ucciso. Il capo della Casa Bianca ha precisato che tale direttiva strategica è stata formalmente trasmessa ai vertici della difesa, indicando espressamente il segretario alla Guerra Pete Hegseth e il Capo di Stato Maggiore Congiunto Daniel Caine, oltre a tutti i principali leader militari statunitensi. Nel medesimo intervento sui social, il presidente ha espresso un fermo appoggio a Israele, assicurando che il primo ministro Benjamin Netanyahu non verrà arrestato negli Stati Uniti in alcun modo o forma. Trump ha giustificato la posizione sottolineando che il leader israeliano è impegnato in un conflitto contro la Repubblica Islamica, accusata dal presidente americano di aver represso nel sangue migliaia di manifestanti e di aver colpito per decenni il personale militare statunitense, puntando il dito contro le passate amministrazioni di Washington per non aver affrontato la crisi in tempo.
Nel frattempo, lo scenario geopolitico mediorientale si è ulteriormente complicato con la risposta dei ribelli Houthi dello Yemen, i quali hanno proclamato un blocco marittimo contro l’Arabia Saudita. Il portavoce militare del movimento sciita, Yahya Sarea, ha annunciato che l’embargo navale entra in vigore con effetto immediato, definendolo una reazione guidata dal principio della reciprocità a seguito del bombardamento subito la scorsa settimana presso l’aeroporto della capitale Sanaa. I ribelli hanno motivato la decisione come una contromisura diretta alle restrizioni economiche e territoriali storicamente imposte da Riad – che dal 2015 guida la coalizione araba a sostegno del governo yemenita ufficiale – sulle regioni controllate dal movimento insurrezionale, aprendo di fatto un nuovo fronte di tensione commerciale e militare nella regione.
Eliza Anton
