L’undicesima notte del conflitto tra Stati Uniti e Iran è stata caratterizzata da un’imponente e diffusa ondata di bombardamenti condotti dal Comando centrale americano (Centcom), arrivati dopo una serie di rappresaglie iraniane nel Golfo Persico. Le forze statunitensi hanno colpito simultaneamente diverse aree del Paese — da Bushehr, sede di una centrale nucleare, fino ai dintorni di Teheran, Tabriz, al Sistan e Belucistan e alla provincia di Ilam — abbattendosi tra l’altro sulla raffineria di gas di Bidboland, considerata la più grande dell’Iran. Sul fronte opposto, Teheran ha rivendicato attacchi con droni contro Camp Doha in Kuwait, mirando ai depositi di munizioni del comando statunitense, oltre al bombardamento del centro Amazon in Bahrein.

La recrudescenza dei bombardamenti si inserisce in una fase di forte tensione politica ed economica globale, segnata dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump, il quale ha annunciato che le operazioni non sono concluse, prospettando un attacco al sito nucleare sotterraneo del monte Kolang e un potenziale nuovo fronte contro gli Houthi. Gli effetti della crisi si fanno sentire sia sui mercati energetici, dove il prezzo del Brent è schizzato a 92 dollari al barile, sia sul piano interno degli Stati Uniti, provati dalla conferma della morte del diciottesimo soldato americano dall’inizio dei combattimenti. Per sostenere lo sforzo militare, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha già avanzato al Senato la richiesta di uno stanziamento straordinario di 80 miliardi di dollari.

Nonostante il continuo scambio di raid, restano aperte le opzioni diplomatiche, come confermato dal segretario di Stato Marc Rubio durante la riunione Asean nelle Filippine. Pur confermando l’esistenza di contatti diretti e indiretti con Teheran, Rubio ha sottolineato che l’Iran deve dimostrare reale serietà nel mantenere gli impegni assunti. La Casa Bianca ha tuttavia ribadito un chiaro limite negoziale: la fermezza assoluta sulla sicurezza e libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, evidenziando come consentire il controllo o il pedaggio di una rotta navale internazionale da parte di un singolo Stato creerebbe un precedente estremamente pericoloso per gli equilibri geopolitici mondiali.

Eliza Anton