
Una violenta ondata di bombardamenti condotta dagli Stati Uniti contro l’Iran ha segnato una drastica escalation nel conflitto in Medio Oriente. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato di aver colpito decine di obiettivi dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), inclusi centri di comando, impianti per missili e droni e siti di difesa costiera, concentrati nell’isola di Qeshm e nella provincia del Khuzestan. Washington ha definito l’operazione una potente misura ritorsiva in risposta ai precedenti attacchi missilistici balistici iraniani rivolti contro le truppe americane nell’area, affermando che tutti i vettori avversari erano stati con successo intercettati.
Le conseguenze dei raid americani sono state confermate anche dai media di Stato di Teheran. L’agenzia Fars ha riferito la morte di tre civili appartenenti alla stessa famiglia e il ferimento di due bambini sull’isola di Qeshm, mentre la stampa iraniana ha reso nota la morte di tre soldati dei Pasdaran a seguito di un attacco sferrato nella provincia nord-occidentale di Zanjan. Nel contempo, il quadrante regionale ha registrato ulteriori azioni incrociate: l’Arabia Saudita ha denunciato attacchi con droni contro i propri impianti petroliferi attribuiti a milizie irachene filoiraniane, spingendo le forze americane e saudite a condurre raid congiunti in Iraq contro le Forze di Mobilitazione Popolare (Hashed al-Shaabi), causandovi almeno 20 vittime e scatenando la dura condanna del governo di Baghdad per la violazione della sovranità nazionale.
La risposta di Teheran all’offensiva statunitense si è concretizzata in un attacco contro la base aerea americana di al-Azraq in Giordania. Attraverso una nota ufficiale dei Pasdaran, le autorità iraniane hanno sostenuto di aver distrutto tre caccia F-35 statunitensi e danneggiato gravemente altri tre velivoli, provocando inoltre vittime tra il personale militare e tecnico della struttura. L’azione è stata esplicitamente presentata da Teheran come una rappresaglia diretta per i civili rimasti uccisi a Qeshm, accompagnata dalla promessa di proseguire le operazioni fino al completo disimpegno delle forze statunitensi dalla regione.
Eliza Anton
