Il dibattito interno al Partito Democratico e al centrosinistra sul ricorso alle primarie per la scelta del candidato premier evidenzia profonde divisioni strategiche in vista delle prossime elezioni politiche. Nonostante l’orientamento prevalente sostenuto dai leader Elly Schlein e Giuseppe Conte, orientato verso l’uso dei gazebo o l’indicazione diretta del partito maggiormente votato, diverse personalità di spicco manifestano forti perplessità sul rischio di una competizione fratricida tra Pd e M5s.
Sul fronte dei contrari, Roberto Speranza ha definito le primarie un errore politico da evitare, pur riscontrando una presa di distanza da parte di altri esponenti della sinistra dem come Orlando, Provenzano e Sarracino, i quali ritengono che l’unica candidatura possibile per il Pd rimanga quella della segretaria uscente. A sollevare dubbi sul metodo sono anche figure storiche del partito: Romano Prodi e Pierluigi Bersani sottolineano la necessità prioritario di condividere un programma di coalizione e un quadro di valori comuni prima di individuare la leadership, per evitare di rendere vano il confronto elettorale.
In questo contesto si inseriscono diverse proposte alternative. Goffredo Bettini ha suggerito il “lodo” di indicare nel programma una figura di alto profilo culturale o istituzionale, rinviano la scelta formale del premier a dopo il voto. Dario Franceschini, pur smentendo indiscrezioni su presunte pressioni per cancellare le consultazioni e ribadendone l’utilità come strumento di mobilitazione democratica, aveva precedentemente ipotizzato uno schema basato su candidature autonome da ricomporre successivamente in sede parlamentare.
Dal Nazareno, la linea ufficiale riconferma il ricorso alle primarie o l’automatismo legato al consenso elettorale del singolo partito. Tuttavia, tra i parlamentari e i dirigenti di maggioranza cresce il timore legato alle tempistiche: l’attesa per l’approvazione della legge elettorale (lo Stabilicum) rischia di ridurre il tempo necessario per sanare le spaccature interne. Viene inoltre evidenziato come i recenti successi ottenuti nelle elezioni regionali siano arrivati proprio senza il ricorso alle primarie, elemento che alimenta la riflessione sulla reale opportunità di adottare tale strumento su scala nazionale.
Eliza Anton
