Lo stato di agitazione e le proteste della redazione

L’Assemblea dei giornalisti di Report ha proclamato lo stato di agitazione e minacciato lo sciopero a seguito della decisione unilaterale della Rai di sostituire Sigfrido Ranucci alla conduzione. La redazione interna ha fatto proprie le rivendicazioni del gruppo degli inviati, i quali si sono detti pronti ad abbandonare il programma in blocco qualora l’azienda non ritiri la propria scelta. I giornalisti hanno denunciato l’assenza di motivazioni e la natura “puramente politica” dell’imposizione calata dall’alto, sottolineando che l’identità della trasmissione dipende dal patrimonio di competenze di inviati, autori, filmmaker e montatori. La protesta ha raccolto il pieno sostegno del Cdr Approfondimento, che ha invitato i sindacati Usigrai e Stampa Romana/FNSI a mobilitarsi per difendere il giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico.

I risvolti giudiziari dell’attentato a Ranucci

Parallelamente alla vicenda aziendale, sul fronte giudiziario il gip di Roma, Livio Sabatini, ha confermato la custodia cautelare in carcere per due uomini accusati di aver fatto esplodere una bomba carta davanti alla proprietà dell’ex conduttore a Pomezia. Il giudice ha respinto la richiesta di scarcerazione a causa delle dichiarazioni reticenti fornite dagli indagati durante gli interrogatori, risultate in netto contrasto con le evidenze emerse dalle intercettazioni.

Le reazioni politiche e i rischi per la messa in onda

Sul piano politico, la senatrice del M5S Barbara Floridia, ex presidente della Commissione di Vigilanza Rai, ha espresso profonda preoccupazione per la tenuta del programma, avvertendo che l’uscita degli inviati storici comprometterebbe la trasmissione fino a impedirne la messa in onda prevista per l’8 novembre. Floridia ha rivolto un appello ai vertici Rai affinché ascoltino la redazione per evitare di distruggere un presidio fondamentale dell’informazione d’inchiesta.

Eliza Anton