Il Cremlino ha confermato che i colloqui di pace rimangono sospesi e che non vi sono nuove iniziative di dialogo. Il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che Kiev conosce le richieste di Mosca e che, data la mancanza di volontà di negoziare, la Russia proseguirà le proprie operazioni per mantenere una dinamica positiva sul fronte. Peskov ha inoltre smentito qualsiasi pianificazione di un colloquio tra Vladimir Putin e il presidente statunitense Donald Trump, confermando che i recenti contatti a Mosca con il direttore della CIA John Ratcliffe sono stati limitati a comunicazioni tra servizi di sicurezza, senza alcun incontro diretto con il presidente russo.
Da parte sua, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato l’intensificazione degli attacchi strategici ben oltre il confine, definiti “sanzioni a lungo raggio”. In particolare, l’unità delle forze speciali Alpha dell’SBU ha abbattuto un bombardiere Tu-95MS dotato di missili nella città di Engels, nella regione di Saratov. Parallelamente, le forze ucraine hanno colpito una raffineria di petrolio a Yaroslavl, struttura situata a circa 250 chilometri da Mosca e ad oltre 1.000 chilometri dalla linea del fronte, oltre ad aver condotto azioni di ritorsione nel Mar Nero.
Sul territorio ucraino, la risposta russa si è concentrata con violenti bombardamenti sulla città di Kherson, situata lungo la riva destra del fiume Dnipro. I raid sul distretto di Korabelnyi hanno causato la morte di un civile e diversi feriti. La situazione ha spinto le autorità locali a rinnovare l’invito all’evacuazione per le fasce più vulnerabili della popolazione, a causa del costante rischio di bombardamenti dalla sponda opposta del fiume e della potenziale interruzione delle forniture elettriche in vista della stagione invernale.
Eliza Anton
