La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha accusato la milizia degli Houthi di aver lanciato un drone in direzione de La Mecca, la città santa dell’Islam. L’episodio ha scatenato la dura condanna dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OCI) e la reazione di Riad, il cui portavoce militare Turki al-Maliki ha definito la sicurezza dei luoghi santi una linea rossa, minacciando severe ritorsioni e misure deterrenti. Dal canto loro, gli Houthi hanno smentito categoricamente l’attacco: il membro dell’ufficio politico Hazem al-Assad ha bollato le accuse come una menzogna ricorrente volta a ingannare l’opinione pubblica.

La vicenda si inserisce in un quadro di grave escalation militare nella regione, seguito a un’offensiva con cui il gruppo yemenita ha assunto il controllo dell’intera costa del Mar Rosso e dello stretto di Bab el-Mandeb. A fronte dell’intensificarsi dei lanci di missili balistici e droni verso il sud del territorio saudita — che hanno causato 13 feriti e spinto l’ambasciata degli Stati Uniti a sconsigliare i viaggi nel Regno —, l’Arabia Saudita ha richiesto il supporto degli alleati regionali e statunitensi. Washington ha risposto mettendo a disposizione una task force militare per l’assistenza strategica e lo scambio di intelligence.

Sul fronte diplomatico e strategico, l’ambasciatore yemenita all’ONU Abdullah al-Saadi ha sollecitato un intervento internazionale per il ripristino delle istituzioni nazionali, mentre il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi hanno ribadito la necessità di garantire la sicurezza della navigazione negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb. Parallelamente, il Qatar ha lanciato un allarme sulle conseguenze catastrofiche che una potenziale chiusura delle rotte marittime avrebbe sull’economia globale. Contestualmente, il portavoce militare Houthi Yahya Saree ha denunciato 52 raid aerei condotti dalla coalizione saudita in territorio yemenita nelle ultime 24 ore, affermando che tali attacchi hanno colpito anche infrastrutture civili senza tuttavia arrestare l’avanzata delle loro forze.

Eliza Anton