Le trattative diplomatiche tra Iran e Stati Uniti si trovano a una svolta potenziale. Secondo quanto riferito dalle emittenti Al-Arabiya e Al-Hadath, il capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, Asim Munir, è atteso a Teheran per presentare la versione finale di un memorandum d’intesa. Il Pakistan sta svolgendo un ruolo centrale di mediazione a distanza e lo stesso ministro dell’Interno pakistano, Mohsin Naqvi, si è recato nella capitale iraniana per agevolare il dialogo.

Fonti giornalistiche internazionali confermano significativi passi avanti nella stesura del testo, sebbene permangano distanze su alcuni punti specifici. Da parte sua, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha confermato che lo scambio di messaggi prosegue in buona fede sulla base di un documento in 14 punti presentato da Teheran, respingendo l’idea di scadenze perentorie o ultimatum e dichiarando che l’obiettivo prioritario del Paese resta la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, in particolare nel Libano.


La linea di Washington e la pressione sul nucleare

Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha ribadito la fermezza dell’amministrazione nel contrastare i programmi militari della Repubblica Islamica. Parlando ai cadetti della Guardia costiera, Trump ha assicurato che agli Stati Uniti non mancherà il sostegno internazionale per impedire in modo assoluto che l’Iran si doti di un’arma nucleare, scenario che metterebbe a rischio l’intero Medio Oriente e la sicurezza interna americana.

Il presidente ha affermato che Teheran ha mostrato una forte urgenza nel voler raggiungere un’intesa a causa delle pesanti pressioni economiche e militari subite, non escludendo il ricorso a nuove azioni di forza qualora i negoziati formali dovessero fallire.

In merito agli equilibri regionali, Trump ha inoltre rilasciato dichiarazioni di piena sintonia con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, definendolo un leader di guerra e dicendosi fiducioso della totale convergenza strategica tra Washington e Tel Aviv.


Tensioni regionali e la retorica di Teheran

Mentre la diplomazia internazionale cerca una mediazione a Islamabad, dove potrebbe tenersi un nuovo round di colloqui subito dopo il periodo di pellegrinaggio dell’Hajj a fine maggio, lo scacchiere mediorientale resta segnato da forti tensioni incrociate.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno chiesto formalmente e con urgenza al governo dell’Iraq di bloccare ogni azione ostile proveniente dal proprio territorio, a seguito dell’attacco condotto da un drone contro una centrale nucleare emiratina.

Parallelamente, sul piano interno iraniano, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha diffuso un messaggio in occasione del secondo anniversario della scomparsa dell’ex presidente Ebrahim Raisi, lodando la resistenza del popolo iraniano nei confronti delle forze armate statunitensi e israeliane, definite nel discorso come organizzazioni terroristiche globali.

Eliza Anton