La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una normativa bipartisan di ampia portata, ora in attesa della firma del presidente Donald Trump, che concede alla Casa Bianca la facoltà di imporre dazi fino al 100% sui primi cinque Paesi acquirenti di petrolio e gas russi, oltre che su cinque nazioni accusate di agevolare la circolazione o l’elusione delle sanzioni energetiche. Il testo, fortemente promosso dal defunto senatore Lindsey Graham e già passato con ampio consenso al Senato, mira a colpire direttamente le entrate di Mosca sanzionando il settore della difesa, i vertici del Cremlino e la cosiddetta “flotta ombra” di petroliere utilizzata per aggirare i blocchi internazionali.

L’approvazione del provvedimento ha provocato reazioni contrapposte a livello globale. Dalla Russia, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha bollato le misure come “sanzioni infernali” e un’azione ostile, avvertendo che l’inasprimento sanzionatorio complicherà ulteriormente il percorso verso una soluzione pacifica del conflitto in Ucraina. Al contrario, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso profonda gratitudine verso il Congresso americano, definendo la legge un potente strumento di pressione in grado di costringere la Russia a negoziare e di rafforzare gli sforzi diplomatici congiunti.

Sul fronte delle nazioni direttamente interessate dai flussi energetici russi, Cina e India hanno ribadito la loro posizione indipendentista. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha respinto qualsiasi interferenza o coercizione nelle relazioni commerciali di Pechino, ribadendo la ferma opposizione alle sanzioni unilaterali non autorizzate dall’ONU. Allo stesso modo, il governo dell’India ha confermato l’intenzione di perseguire la propria sicurezza energetica continuando ad acquistare greggio da fornitori diversificati, inclusa la Russia, per tutelare gli interessi commerciali ed economici dei suoi 1,4 miliardi di cittadini.

Eliza Anton