La Procura di Bologna ha ufficialmente aperto un fascicolo d’inchiesta sui disordini e gli scontri di guerriglia urbana registrati in centro città la sera del 20 luglio, divampati il giorno successivo alla morte del quarantaduenne Abderrahim Fakir avvenuta durante un fermo di polizia nel rione Pilastro. L’indagine conta dodici indagati accusati a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento, tra cui figura anche un giovane arrestato la notte stessa delle proteste e sanzionato con il divieto di dimora. La manifestazione di protesta era degenerata in violenti contatti tra dimostranti e forze dell’ordine in tenuta antisommossa, caratterizzati da lancio di oggetti, rogo di autovetture, barricate e l’uso di idranti e lacrimogeni, causando il ferimento di diversi agenti e manifestanti.
Parallelamente prosegue il filone investigativo sul decesso di Fakir, che vede due poliziotti iscritti nel registro degli indagati. Mentre la Procura ha ribadito che la terzietà e la neutralità delle indagini sono garantite dai magistrati responsabili, respingendo implicitamente le sollecitazioni del legale della famiglia della vittima per il cambio del corpo investigativo, la difesa dei due agenti ha presentato un’istanza per ricostruire la cronologia esatta del controllo attraverso il miglioramento e il montaggio sequenziale dei video disponibili, sostenendo la totale assenza di condotte violente da parte dei poliziotti. Nelle prossime ore gli inquirenti affideranno la consulenza tecnica per l’analisi del cellulare della vittima e valuteranno le richieste avanzate dalle parti.
Eliza Anton
