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Emergenza migratoria a Ceuta: la risposta di Sánchez e lo scontro politico sulle frontiere

Il Ministero dell'Interno esclude l'emergenza nazionale, mentre il centro di accoglienza è saturo. Feijóo chiede il controllo dei confini, Abascal attacca l'esecutivo; l'episodio richiama la crisi del 2021.

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Emergenza migratoria a Ceuta: la risposta di Sánchez e lo scontro politico sulle frontiere

Una grave emergenza migratoria si è aperta nell’enclave spagnola di Ceuta, dove migliaia di persone provenienti dal Marocco hanno varcato la frontiera, molte delle quali raggiungendo il territorio europeo a nuoto. La massiccia affluenza ha travolto i servizi d’emergenza e la Guardia Civil, costretti a dare priorità al soccorso dei feriti, mentre le strutture del centro di accoglienza cittadino sono giunte alla saturazione. L’episodio evoca da vicino la crisi registrata nel 2021, mettendo nuovamente sotto pressione la ricettività della Spagna e le sue relazioni diplomatiche con il governo di Rabat.

Di fronte all’aggravarsi dei fatti, il presidente del Governo Pedro Sánchez ha annunciato la mobilitazione di tutte le risorse necessarie per ripristinare l’ordine, puntando sulla cooperazione internazionale e sul dialogo con le autorità marocchine. Tuttavia, il Ministero dell’Interno ha escluso la proclamazione dello stato di emergenza nazionale, precisando che le normative sulla protezione civile non contemplano i flussi migratori tra i rischi che richiedono piani straordinari di quel tipo.

La vicenda ha immediatamente innescato un duro scontro politico tra il governo e le opposizioni. Il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha espresso vicinanza alle autorità locali richiedendo il riconoscimento formale dell’emergenza e il ripristino del controllo sui confini, definendo la situazione un problema di sicurezza nazionale. Posizioni ancora più radicali sono state espresse da Santiago Abascal, leader di Vox, che ha definito gli ingressi un’invasione guidata dall’esecutivo, attribuendo alla politica governativa la responsabilità delle ripercussioni sulla sicurezza pubblica e sui conti dello Stato.

Eliza Anton

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