La ricerca di una soluzione diplomatica tra Stati Uniti e Iran attraversa una nuova fase di incertezza. Il punto di rottura rimane la sequenza delle concessioni: Teheran ha proposto, tramite mediatori pachistani, la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale americano, suggerendo di rimandare il dossier sul nucleare a un momento successivo.

L’amministrazione statunitense ha accolto l’offerta con estremo scetticismo. Il presidente Donald Trump, pur non chiudendo definitivamente al dialogo, teme che un rinvio sul nucleare possa indebolire la posizione di Washington. La portavoce della Casa Bianca, Olivia Wales, ha ribadito che ogni accordo dovrà essere “vantaggioso per gli USA e per il mondo”, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha definito inaccettabili le condizioni iraniane per il transito marittimo, che includerebbero il pagamento di diritti di transito e il coordinamento obbligatorio con Teheran.


La mediazione russa e i movimenti nello Stretto

Mentre il dialogo diretto arranca, si inserisce la Russia come possibile facilitatore. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha incontrato a San Pietroburgo il presidente Vladimir Putin. Al centro dei colloqui, durati circa novanta minuti, l’ipotesi che Mosca possa ospitare le scorte iraniane di uranio arricchito, una proposta che, secondo il consigliere russo Ushakov, non sarebbe sgradita agli Stati Uniti.

  • Idemitsu Maru: Una superpetroliera giapponese con 2 milioni di barili di greggio ha attraversato lo stretto con il via libera iraniano.

  • Mubaraz: Per la prima volta dall’inizio del conflitto, una nave carica di gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dagli Emirati Arabi ha lasciato il Golfo Persico.

  • Nord: Il super yacht da 500 milioni di dollari legato all’oligarca russo Alexey Mordashov ha transitato da Dubai verso l’Oman.


Accuse incrociate e operazioni navali

Sul fronte della propaganda, l’Iran ha alzato i toni definendo l’operato di Stati Uniti e Israele come “terrorismo di Stato”. Funzionari di Teheran sostengono che Washington non accetti l’indipendenza politica iraniana e utilizzi la questione nucleare come pretesto.

Parallelamente, continuano le operazioni militari: il Comando Centrale statunitense ha confermato che il cacciatorpediniere Rafael Peralta ha intercettato la petroliera iraniana Stream nel fine settimana. Dall’inizio del blocco navale lo scorso 13 aprile, sarebbero almeno 39 le imbarcazioni fermate dalla Marina USA mentre tentavano di raggiungere porti iraniani, azioni che Teheran ha denunciato come atti di pirateria.

Eliza Anton