
Le operazioni di ricerca nelle Maldive hanno segnato una svolta con l’individuazione delle ultime quattro vittime italiane all’interno del terzo segmento di una complessa grotta sottomarina nel sito di Dhekunu Kandu, situato nell’atollo di Vaavu.
I quattro subacquei facevano parte di un gruppo di cinque connazionali deceduti durante un’immersione a circa 60 metri di profondità. La localizzazione è stata effettuata con successo durante un’immersione tecnica in grotta della durata di circa tre ore, condotta da un team specializzato di tre soccorritori finlandesi supportato dall’organizzazione Dan Europe e dalle forze di difesa maldiviane (Mndf).
Le ricerche erano state temporaneamente sospese nei due giorni precedenti a causa del decesso di un sub esperto della Guardia costiera locale, ma sono riprese impiegando tecnologie avanzate di supporto vitale, tra cui i rebreather a circuito chiuso e veicoli di propulsione subacquea, necessari per garantire la sicurezza in ambienti speleologici profondi.
Parallelamente alle operazioni di recupero dei corpi, programmate per i prossimi giorni, le autorità locali proseguono le indagini sulle autorizzazioni e sulla dinamica dell’incidente. Il portavoce del presidente delle Maldive ha chiarito che il team, afferente all’Università di Genova e attivo da anni nello studio dei coralli del Paese, possedeva un regolare permesso di ricerca marina valido dal 3 al 17 maggio a bordo dell’imbarcazione Duke of York.
Tuttavia, la documentazione presentata per le attività tra i 0 e i 50 metri di profondità non faceva alcuna menzione di immersioni in grotta, che richiedono protocolli specifici.
Dai primi accertamenti è emerso inoltre che solo tre delle cinque vittime (la professoressa Monica Montefalcone, la ricercatrice Muriel Oddenino e il biologo Federico Gualtieri) risultavano formalmente registrate all’interno del gruppo scientifico autorizzato, mentre gli altri venti passeggeri che si trovavano a bordo della nave sono già rientrati in Italia.
Eliza Anton
