La recente visita di Stato di Donald Trump in Cina si è conclusa con una forte distensione diplomatica espressa attraverso gesti simbolici, come la promessa di Xi Jinping di donare i semi delle rose del compound di Zhongnanhai per la Casa Bianca, ma ha fatto registrare una sostanziale carenza di impegni concreti. Nonostante la retorica bilaterale abbia celebrato l’inizio di una nuova fase nei rapporti e Trump abbia rilanciato la formula del G-2, l’incontro ha confermato la persistenza di obiettivi divergenti e dossier complessi che spaziano dai dazi alla competizione strategica nell’area del Pacifico.

Dal punto di vista dell’amministrazione statunitense, il bilancio della missione si è concentrato principalmente sulla dimensione economica e commerciale. Il presidente americano ha annunciato accordi commerciali che includono l’acquisto da parte cinese di 200 velivoli Boeing e potenziali commesse di materie prime agricole ed energetiche; tuttavia, la mancanza di un elenco ufficiale e dettagliato dei contratti e un volume di vendite aeronautiche inferiore alle aspettative hanno generato scetticismo sui mercati finanziari.

Al contrario, la priorità di Xi Jinping era l’ottenimento di una stabilità strategica, finalizzata a garantire una maggiore prevedibilità nei rapporti con Washington e un riconoscimento del ruolo cinese su un piano di parità geopolitica.

I nodi più critici del confronto rimangono legati alla sicurezza e alla sovranità. Il dossier su Taiwan è stato definito da Pechino come il punto più sensibile e potenzialmente pericoloso dell’intera relazione, spingendo la delegazione americana, guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio, a confermare la continuità della linea di Washington pur di fronte alle pressioni cinesi per un chiaro stop alle forniture militari all’isola.

Anche sulla crisi in Iran e sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, a fronte dell’ottimismo di Trump su una visione comune contraria all’atomica di Teheran, la diplomazia cinese ha mantenuto una linea di prudenza mediatrice, limitandosi a richiedere il cessate il fuoco senza assumere impegni vincolanti. Il vertice ha quindi formalizzato una tregua temporanea nella guerra commerciale e tecnologica, rimandando la risoluzione dei conflitti strutturali ai prossimi incontri bilaterali, il primo dei quali è previsto alla Casa Bianca per il 24 settembre.

Eliza Anton