Sul fronte finanziario, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato una nuova linea d’azione che prevede l’esclusione dal sistema finanziario basato sul dollaro per i Paesi che continueranno a commerciare con l’Iran. Pur concedendo del tempo alle nazioni terze per conformarsi prima dell’entrata in vigore ufficiale delle misure, l’iniziativa ha spinto il presidente Donald Trump ad affermare che l’Iran starebbe crollando. La replica di Teheran non si è fatta attendere: il ministro dell’Economia Ali Madanizadeh e il presidente del parlamento Mohammed Ghalibaf hanno dichiarato la piena prontezza del Paese a contrastare quello che definiscono un attacco terroristico economico, sostenendo che partner chiave come Cina e Russia ignorino le direttive di Washington. Contemporaneamente, il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione (pasdaran), Hossein Mohebbi, ha minacciato ritorsioni contro gli interessi vitali americani e gli snodi energetici, prospettando blocchi o riduzioni delle esportazioni petrolifere nel Golfo.
Parallelamente, il Dipartimento di Stato americano, tramite il programma Rewards for Justice, ha emesso una taglia di 10 milioni di dollari sui vertici dei pasdaran — tra cui il comandante Ahmad Vahidi —, accusati di pianificare attività terroristiche su scala globale. Sul piano della sicurezza marittima, mentre il Pakistan promuove una mediazione diplomatica guidata dal capo dell’esercito Asim Munir per prevenire un’ulteriore escalation e garantire la navigazione, Trump ha annunciato che lo Stretto di Hormuz è stato completamente sminato dalla Marina USA. Il presidente statunitense ha inoltre avvertito che qualsiasi nuova operazione di posizionamento di mine sarà intercettata e neutralizzata in tempo reale con il supporto della Space Force, che sta al contempo monitorando i complessi e i siti nucleari iraniani.
Eliza Anton
