Una nuova e imponente ondata di mobilitazioni studentesche sta attraversando la Francia, portando nelle piazze di oltre trenta città oltre 250mila studenti secondo i sindacati, mentre il Ministero dell’Interno stima la partecipazione mattutina a circa 86mila persone. La protesta, nata dal malcontento per i tagli al bilancio, l’aumento dei costi della vita e la richiesta di maggiori risorse per l’istruzione, vede la partecipazione congiunta di alunni delle scuole superiori e universitari, affiancati da insegnanti e sigle sindacali. Il clima sociale e politico risulta particolarmente teso, anche a causa della vicinanza alle prossime elezioni presidenziali, previste tra poco più di sei mesi.

La situazione dell’ordine pubblico è seguita con forte apprensione dalle autorità. Nelle ultime ore si sono registrati primi arresti a Lione con l’accusa di vandalismo e trasporto di ordigni incendiari, mentre a Parigi un grande corteo è sfilato dalla Gare du Nord verso Place de la République tra momenti di forte tensione e insulti alle forze dell’ordine. Dall’inizio del movimento, avviato il 17 settembre, il bilancio delle violenze e degli scontri conta circa mille feriti complessivi: 215 studenti feriti (tra cui casi gravi come la perdita dell’uso di un occhio a Tours e una grave lesione alla mano a Lens), 85 dipendenti scolastici e 715 tra agenti di polizia e gendarmi. In merito alle modalità d’intervento, la Commissione nazionale consultiva dei diritti umani (Cncdh) ha espresso forte preoccupazione per un uso sproporzionato della forza da parte delle forze dell’ordine, chiedendo l’apertura di un dialogo. Al contempo, la polizia ha già avviato dieci indagini interne, mentre il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha difeso l’operato degli agenti parlando di interventi improntati alla massima proporzionalità.

Sul piano politico e governativo, il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato una riunione d’urgenza all’Eliseo con diversi ministri, tra cui il premier Sébastien Lecornu e il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray, per fare il punto della crisi. Per tentare di allentare le tensioni e consentire uno spazio di confronto all’interno degli istituti, il governo ha disposto la sospensione delle lezioni nei licei fino al fine settimana, misura che riguarda un quarto degli istituti nazionali (891 su 3.700), allo scopo di organizzare momenti di democrazia interna. Nel frattempo, sul fronte accademico si contano 32 sedi universitarie bloccate, e i rettori hanno avanzato la proposta di convocare degli Stati generali della gioventù. L’esecutivo, accusato dall’opposizione di reprimere le manifestazioni, addebita la responsabilità delle violenze al partito della sinistra radicale La France Insoumise, il quale respinge le accuse esprimendo rincrescimento per gli scontri e criticando il governo per la tendenza a ridurre l’intera protesta a soli episodi di violenza.

Eliza Anton