Le prime notizie parlano di sessanta morti (ma potrebbero essere di più) in un parco giochi di Lahore (Pakistan) affollato di donne e bambini. La strage è stata compiuta da un attentatore suicida e un gruppo talebano l’ha subito rivendicata affermando esplicitamente che l’obbiettivo erano i cristiani. Le stragi del terrorismo islamico si succedono, a ritmo sempre più accelerato, in ogni parte del mondo. Aumenta di giorno in giorno il numero delle vittime civili come accadeva durante quella seconda guerra mondiale che anche noi italiani abbiamo ben conosciuto. Una persona della mia età è in grado di ricordare bene la paura di ogni giorno e di ogni notte e la ricerca affannosa di qualche rifugio dove sottrarsi a una violenza che non colpiva soltanto i combattenti.
Ora i governanti italiani ed europei insistono nel dire che non siamo in guerra e il papa invita, in ogni sua uscita pubblica, alla fratellanza e all’accoglienza. Voglio credere che tutti costoro siano in buona fede e pensino davvero quello che ripetono incessantemente. Ma se è così, c’è francamente da dubitare della loro capacità di guidare i popoli che a loro si sono affidati ed anche, diciamolo senza mezzi termini, della capacità di questo papa di essere veramente pastore di quella chiesa cristiana di cui è stato eletto non solo guida spirituale, ma difensore di fronte all’assalto che le viene quotidianamente portato dagli adepti di un’altra religione.
Fino a quando continueremo a tollerare pazientemente la cecità e le menzogne di coloro che non vogliono riconoscere che siamo immersi totalmente in una guerra e che questa guerra non è dovuta semplicemente a conflitti economici e politici o al preteso sfruttamento che l’Occidente starebbe esercitando sui popoli degli altri continenti, ma anche e soprattutto a una radicale incompatibilità di religioni, culture e modi di vita.
Credo che quello che sta accadendo in questi anni tragici costituisca il più evidente fallimento della cultura cosiddetta progressista, che è, in realtà, una cultura della resa e della sistematica denigrazione della nostra civiltà, una cultura che, anche quando opportunisticamente si accosta al cristianesimo, lo disintegra alla radice, perché lo trasforma in un vago e velleitario umanitarismo, pronto ad ogni cedimento nel patetico tentativo di sottrarsi a quella guerra che si combatte non solo in Africa e in Asia, ma è già presente nelle nostre strade.
A nessuno (a meno che non sia uno psicopatico) piace la guerra in se stessa, ma le guerre ci sono e continueranno ad esserci, il male è in mezzo a noi va riconosciuto, solo il coraggio di guardare la realtà per quello che è può forse aiutarci a prendere quei provvedimenti anche duri che s’impongono non solo per la tutela delle nostre vite, ma anche per la salvaguardia delle nostre ragioni di vita. Le libertà di cui godiamo non sono gratuite, hanno un prezzo che bisogna pagare se le vogliamo conservare, il tempo del progressismo è scaduto, lo stesso cristianesimo è una dura milizia quotidiana, non una melassa dolciastra fatta di solenni dichiarazioni su una fratellanza che gli altri rifiutano e irridono.
Paolo Bonetti da lsblog.it
