Nelle prime ore di venerdì, un imponente attacco con droni ucraini ha colpito diversi obiettivi strategici nel territorio russo e nella penisola di Crimea annessa, provocando gravi danni logistici. Nella regione di Leningrado, nei pressi di San Pietroburgo, l’incursione ha causato un violento incendio in un magazzino, generando una densa colonna di fumo visibile a grande distanza e spingendo le autorità locali, tramite il governatore Alexander Drozdenko, a confermare l’impiego di almeno 50 droni ucraini nell’area. Il governatore della città, Alexander Beglov, ha qualificato l’accaduto come un colpo contro infrastrutture civili, mentre fonti di stampa e segnalazioni locali indicano che tra i target figura la rete di stoccaggio del colosso dell’e-commerce Wildberries, noto come l'”Amazon russo”. L’azienda ha conseguentemente annunciato la sospensione temporanea delle attività in due centri logistici dell’area metropolitana.

Parallelamente, un’ondata di incursioni si è registrata in diverse località della Crimea, tra cui Simferopol, Sudak, Evpatoria e Sebastopoli. A Simferopol, secondo quanto riferito da Ukrinform e dal canale Telegram Crimean Wind, un altro drone ha centrato un secondo impianto logistico di Wildberries. La condotta di Kiev si inserisce nel quadro di un’intensificazione degli attacchi a lungo raggio volti a colpire la logistica, i depositi energetici e le catene di approvvigionamento avversarie: il presidente Volodymyr Zelensky ha precedentemente affermato che taluni hub commerciali verrebbero impiegati per la movimentazione di componenti militari destinati all’industria bellica di Mosca. Questa condotta viene definita dalle autorità ucraine una strategia di “sanzioni a lungo raggio” per replicare ai raid russi sui propri centri abitati. Dal canto suo, il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha dichiarato di aver fronteggiato l’offensiva intercettando e distruggendo 571 droni nel corso della notte sopra una quindicina di regioni e sulla Crimea.

Eliza Anton