Nelle prime ore del mattino del 7 aprile 2026, l’area dei Campi Flegrei è stata interessata da un nuovo sciame sismico. L’evento principale si è verificato alle 4:32 con una magnitudo di 3.3 e un’ipocentro molto superficiale (2,4 km), seguito da una seconda scossa di magnitudo 2.6. Gli eventi sono stati distintamente avvertiti tra Pozzuoli e i quartieri occidentali di Napoli, ma non si segnalano danni a persone o edifici.
Il presidente dell’INGV, Fabio Florindo, ha fatto chiarezza sulla natura del fenomeno in corso, distinguendo tra due processi spesso confusi:
Bradisismo: Un processo lento di sollevamento del suolo che dura da oltre 20 anni. Ad oggi, il sollevamento totale ha raggiunto circa 145 centimetri.
Causa del sollevamento: Secondo l’esperto, il fenomeno è causato dalla pressione di gas caldi e non dalla risalita di magma. Questa pressione deforma la crosta terrestre (la cosiddetta “campana” centrata sul Rione Terra), che rilascia energia accumulata attraverso piccole fratture e sciami sismici.
L’analisi dell’INGV sposta l’attenzione dal rischio di un’eruzione vulcanica classica a un’insidia più immediata e imprevedibile:
Esplosioni freatiche: Il rischio reale è rappresentato dal contatto tra i gas caldi in pressione e le falde acquifere superficiali.
Conseguenze: Tali interazioni possono generare esplosioni improvvise capaci di scagliare in aria terreno e infrastrutture. A differenza delle eruzioni magmatiche, queste esplosioni sono estremamente difficili da prevedere.
Nonostante l’imprevedibilità di alcuni fenomeni, l’INGV sottolinea che:
Il sistema è costantemente monitorato da una delle reti tecnologiche più avanzate al mondo.
Il rischio sismico complessivo dipende non solo dalla pericolosità del vulcano, ma soprattutto dalla vulnerabilità degli edifici e dall’alta densità abitativa della zona.
L’attenzione delle autorità scientifiche resta massima sulle deformazioni del suolo e sulla gestione dei gas sotterranei, veri motori dell’attuale instabilità.
Eliza Anton
