In queste ore, il mondo intero guarda con il fiato sospeso alla scadenza dell’ultimatum fissato dal presidente americano Donald Trump per le ore 2:00 italiane. Su Truth, il Presidente ha usato toni apocalittici: “Un’intera civiltà morirà stasera per non essere mai più riportata indietro”, auspicando però un cambio di regime totale guidato da “menti più intelligenti”.

Nonostante la scadenza imminente, la macchina bellica è già in pieno movimento. Il Pentagono ha ampliato la lista degli obiettivi includendo siti a “uso duale” (civili e militari) per paralizzare il Paese:

Stragi a Teheran: Raid su Shahriar (9 morti) e Pardis (6 morti). Distrutta la sinagoga di Rafi-Nia nella capitale.

Guerra ai ponti: Colpiti i collegamenti ferroviari a Kashan e stradali a Qom. L’IDF ha intimato ai civili iraniani di non usare i treni fino a stasera.

Scacco all’energia: Nuovi attacchi all’Isola di Kharg (snodo petrolifero) e agli impianti petrolchimici di Shiraz, usati per produrre componenti per missili balistici.

 

La Reazione di Teheran e il Caos Interno

L’Iran non resta a guardare, ma il regime appare scosso da crepe interne:

Ritorsioni: Un attacco di droni in Kuwait ha ferito 15 militari americani. Lanci di missili iraniani verso Israele sono stati intercettati dall’IDF.:

Leadership in crisi: Voci di intelligence (riportate da Ynet) indicano che Mojtaba Khamenei sarebbe in stato di incoscienza a Qom, incapace di partecipare alle decisioni del regime.

Resistenza: Il presidente Pezeshkian dichiara che 14 milioni di iraniani sono pronti al sacrificio estremo.

 

Il conflitto sta uscendo dai confini iraniani, infiammando l’intera area:

Escalation in Arabia: Esplosioni nel complesso industriale di Jubail dopo attacchi notturni.

Scontri a Istanbul: Due assalitori uccisi e due poliziotti feriti in una sparatoria davanti al consolato israeliano.

Stallo all’ONU: Russia e Cina hanno posto il veto sulla risoluzione per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, rifiutando ogni accenno all’uso della forza.

Mentre la Casa Bianca nega l’intenzione di usare armi nucleari, i negoziatori del Wall Street Journal si dicono pessimisti. Il divario tra la richiesta di Trump (45 giorni di tregua e Hormuz aperto) e la posizione di Teheran è giudicato “incolmabile” prima della scadenza di stanotte

 

Eliza Anton