La Corte di Commercio Internazionale (CIT) degli Stati Uniti ha inferto un duro colpo alla politica commerciale dell’amministrazione Trump, dichiarando illegittimi i dazi globali del 10% introdotti recentemente. La sentenza si basa su un vizio nell’applicazione delle norme: il governo avrebbe utilizzato in modo improprio la Sezione 122 del Trade Act del 1974, una legge pensata per situazioni di emergenza finanziaria estrema e non per la normale gestione della politica doganale.
Il cuore della disputa risiede nell’interpretazione della Sezione 122. Questa norma permette al Presidente di imporre tariffe (fino al 15% per 150 giorni) solo per contrastare “gravi deficit della bilancia dei pagamenti”. I giudici di New York hanno accolto la tesi delle aziende ricorrenti, evidenziando una distinzione fondamentale:
Deficit Commerciale: Quando un Paese importa più beni di quanti ne esporti (la motivazione usata da Trump).
Deficit della Bilancia dei Pagamenti: Una crisi sistemica in cui uno Stato non riesce a onorare i propri debiti internazionali o subisce un crollo delle riserve valutarie.
Secondo la Corte, il Congresso nel 1974 non intendeva concedere al Presidente il potere di tassare le importazioni a piacimento solo per riequilibrare gli scambi commerciali, ma solo per proteggere la stabilità monetaria della nazione in casi critici.
Impatto sulle imprese e portata della sentenza
Sebbene la decisione sia un precedente legale pesantissimo, il tribunale non ha sospeso le tariffe per tutto il mercato, ma ha limitato l’esenzione immediata esclusivamente alle due società che hanno intentato la causa. Tuttavia, il valore politico ed economico è vasto:
Vittoria per le PMI: Le piccole e medie imprese, rappresentate da gruppi come We Pay the Tariffs, vedono in questa sentenza una difesa contro “tasse illegali” che ne minano la prevedibilità e la sopravvivenza.
Continuità giudiziaria: La sentenza segue quella della Corte Suprema che, all’inizio dell’anno, aveva già stabilito che il Presidente non può usare i poteri di emergenza economica per scavalcare le prerogative del Congresso in materia di dazi.
Scenari futuri: La strategia di Jamieson Greer
L’amministrazione Trump non sembra intenzionata a fare marcia indietro, ma punta a cambiare base legale. Il rappresentante commerciale Jamieson Greer ha già avviato indagini sotto la Sezione 301 dello stesso Trade Act. Questa norma è storicamente più solida per giustificare dazi, poiché si concentra sulle “pratiche commerciali sleali” dei partner esteri.
Le conclusioni di Greer sono attese per fine luglio, data che coincide strategicamente con la scadenza naturale della tariffa del 10% appena bocciata. È probabile che Washington stia preparando un nuovo pacchetto di dazi, tecnicamente più difficili da impugnare in tribunale, per mantenere intatta la linea protezionistica del presidente.
Eliza Anton
