
Il Presidente cinese Xi Jinping si appresta a incontrare Donald Trump a Pechino, in un vertice programmato dal 13 al 15 maggio 2026. Nonostante Xi si presenti in una posizione di forza rispetto a un Presidente americano indebolito dal conflitto in Iran, il gigante asiatico deve gestire diverse criticità interne ed esterne che rendono i negoziati complessi e urgenti. La principale carta diplomatica nelle mani di Pechino è il dominio nel settore delle terre rare, metalli critici che la Cina potrebbe utilizzare come leva per ottenere sgravi tariffari o un allentamento delle restrizioni sulle tecnologie avanzate, in particolare sui semiconduttori e i chip di Nvidia.
Sul fronte energetico, la Cina è stata finora parzialmente risparmiata dalla crisi energetica asiatica grazie alla diversificazione delle sue fonti, ma l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas inizia a pesare sui costi di produzione industriale. Un prolungamento della guerra in Medio Oriente rischierebbe di rallentare la domanda globale, colpendo indirettamente l’economia cinese. Inoltre, esiste una forte tensione diplomatica legata al ruolo dell’Iran: Trump potrebbe chiedere a Xi di fare pressione su Teheran, una mossa che però rischierebbe di compromettere la partnership strategica e la fiducia costruita tra Cina e Iran negli ultimi anni.
Le preoccupazioni di Pechino riguardano anche la tenuta a lungo termine del suo settore manifatturiero. Sebbene la tregua commerciale dello scorso ottobre abbia ridotto i dazi, molti governi occidentali stanno cercando di ridurre la dipendenza dalle fabbriche cinesi. In risposta, il governo ha introdotto nuove normative per proteggere le proprie catene di approvvigionamento ed evitare l’esclusione delle proprie imprese dai mercati globali.
Infine, il vertice si svolge in un momento di fragilità per l‘economia interna cinese. Il Paese fatica a superare l’eredità della pandemia, frenato da una domanda stagnante, dalla crisi del debito nel settore immobiliare e da un’elevata disoccupazione giovanile. Questi fattori spingono la leadership di Pechino a cercare una maggiore autonomia tecnologica e stabilità nei rapporti con Washington, affrontando i colloqui con un misto di determinazione strategica e cautela economica.
Eliza Anton
