Il canale diplomatico tra Stati Uniti e Iran attraversa una fase di estrema fragilità, caratterizzata da un continuo scambio di bozze negoziali e dal progressivo irrigidimento delle posizioni.

Attraverso la mediazione del Pakistan, Teheran ha trasmesso a Washington un nuovo testo in 14 punti incentrato sulla fine delle ostilità e su misure per il rafforzamento della fiducia reciproca. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha confermato l’avvenuto invio della proposta modificata, precisando tuttavia che la Repubblica Islamica è preparata a ogni scenario e possiede le capacità per rispondere a qualsiasi errore tattico della controparte. Da parte pakistana, fonti vicine ai mediatori di Islamabad segnalano che il tempo a disposizione per colmare le divergenze è ormai ridotto, a causa dei continui mutamenti dei termini dell’accordo pretesi da entrambi gli attori.

La risposta della Casa Bianca alla nuova formulazione iraniana è stata di netta chiusura. Fonti governative statunitensi hanno riferito che il documento non contiene miglioramenti significativi e viene giudicato insufficiente per raggiungere un accordo. Pur confermando l’intenzione di porre fine al conflitto, il presidente Donald Trump si è detto non disposto ad alcuna concessione, evidenziando come Teheran rifiuti ancora la maggior parte delle richieste americane, in particolare quelle legate a concessioni sul programma nucleare.

Secondo l’amministrazione USA, la disponibilità iraniana a non sviluppare armi atomiche non è supportata da impegni dettagliati sulla sospensione dell’arricchimento dell’uranio o sulla consegna delle scorte già accumulate, escludendo così qualsiasi ipotesi di alleggerimento dell’embargo economico senza garanzie precise.

Di fronte allo stallo delle trattative, la presidenza statunitense ha impresso un’accelerazione alla gestione della crisi. Fonti vicine alla Casa Bianca segnalano che la pazienza di Donald Trump si sta esaurendo e che Teheran ha ormai a disposizione una finestra di pochissimi giorni per presentare un’offerta concreta. In assenza di svolte, il presidente statunitense è orientato a autorizzare un’azione militare, ipotesi avvalorata dalla prossima convocazione dei vertici della sicurezza nazionale nella Situation Room per valutare i piani d’intervento strategico.

Sul fronte interno iraniano, intanto, fonti mediche ufficiali del Ministero della Salute hanno smentito le voci circolate sulle gravi condizioni di Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali, confermando che i traumi riportati nel bombardamento in cui è deceduto il precedente leader non hanno comportato mutilazioni, stabilizzando così il quadro informativo sulla leadership di Teheran.

Eliza Anton