Il sistema penitenziario italiano attraversa una crisi profonda, delineata con precisione dal 22esimo rapporto dell’associazione Antigone, intitolato “Tutto chiuso”. I dati aggiornati al 30 aprile evidenziano la presenza di 64.436 persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che, a causa di inagibilità, si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili. Questa discrepanza ha fatto impennare il tasso reale di sovraffollamento al 139,1%.
La situazione appare critica sul territorio: sono ben 73 gli istituti che registrano un tasso di affollamento pari o superiore al 150%, mentre in 8 carceri si supera la soglia del 200%. Di contro, appena 22 penitenziari in tutta Italia non risultano sovraffollati.
Nonostante i piani governativi annunciati, i posti disponibili sono diminuiti di 537 unità, mentre crescono le sanzioni giuridiche: tra il 2018 e il 2024 i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti, superando i numeri che in passato portarono alla storica condanna dell’Italia nella sentenza Torreggiani.
A esacerbare la pressione sulle strutture detentive contribuisce il sensibile rallentamento delle misure alternative alla detenzione. Il rapporto di Antigone segnala un’inversione di tendenza inedita e preoccupante: le prese in carico da parte degli Uffici d’esecuzione penale esterna (Uepe) per l’affidamento in prova ai servizi sociali sono scese dalle 26.151 del 2024 alle 24.627 del 2025.
Una contrazione analoga ha interessato la detenzione domiciliare, passata da 14.247 a 13.519 casi nello stesso arco temporale. Questo arretramento degli strumenti di reinserimento avviene nonostante la presenza nei penitenziari di ben 24.348 detenuti con un residuo pena inferiore ai tre anni, una platea che avrebbe il potenziale giuridico per accedere a percorsi alternativi alla cella, inclusi 7.790 soggetti con meno di dodici mesi di condanna ancora da scontare.
Raddoppiano i bambini in cella e cresce l’allarme suicidi
Il dossier evidenzia inoltre una netta crescita della presenza di minori all’interno delle carceri. Al 31 marzo si contano 26 bambini in cella insieme a 22 madri detenute (di cui 11 straniere), un dato più che raddoppiato rispetto agli 11 bambini censiti nello stesso mese dell’anno precedente. Secondo l’associazione, questo incremento rappresenta la diretta conseguenza dell’applicazione del recente decreto sicurezza, che ha rimosso l’obbligatorietà del rinvio della pena per le donne in stato di gravidanza o con figli di età inferiore a un anno.
Resta drammatico anche il bilancio sul fronte della salute mentale e della tutela della vita: nel corso del 2025 si sono registrati 82 suicidi in cella, con un tasso di 13 casi ogni 10mila detenuti che si colloca tra i più alti degli ultimi trent’anni. Il trend tragico prosegue nell’anno corrente con altri 24 suicidi dall’inizio del 2026, portando il totale a 106 decessi per autolesionismo in meno di un anno e mezzo, all’interno di un quadro clinico generale che vede un detenuto su cinque compiere atti autolesivi.
Eliza Anton
