
La polizia britannica ha aperto un nuovo capitolo investigativo che vede al centro l’ex principe Andrea per potenziali reati sessuali. Gli inquirenti hanno in programma un imminente colloquio con una donna, considerata una testimone chiave: l’accusa mossa dalla testimone è quella di essere stata condotta all’interno del Royal Lodge di Windsor – l’ex residenza del principe – espressamente per “scopi sessuali”.
Nel contesto di questa accelerazione delle indagini, le forze dell’ordine hanno diffuso un appello ufficiale rivolto a chiunque possa essere un’ulteriore vittima del miliardario Jeffrey Epstein (deceduto in carcere nel 2019), sollecitando nuove testimonianze per cooperare con la giustizia.
L’arresto e il sospetto di abuso d’ufficio
Nonostante l’ex duca di York continui a dichiararsi totalmente estraneo a qualsiasi condotta illecita, la sua situazione penale è già a un punto di svolta. Tre mesi fa, in coincidenza con il suo 66esimo compleanno, Andrea era stato tratto in arresto dalle autorità, che da allora hanno iniziato ad ascoltare a tappeto numerosi testimoni.
L’inchiesta principale era partita a gennaio 2026, scaturita dalla desecretazione negli Stati Uniti dei documenti dell’FBI relativi alla rete di contatti di Epstein. In quel frangente, l’ex esponente della famiglia reale era finito nel mirino della magistratura per la sua passata attività di inviato commerciale del governo britannico. L’ipotesi di reato iniziale è quella di abuso d’ufficio: il forte sospetto degli inquirenti è che il principe abbia sfruttato la propria funzione ufficiale per passare informazioni riservate al finanziere americano.
Le pressioni di Elisabetta II nelle carte segrete del 2000
Al terremoto giudiziario si somma adesso un caso politico che tocca direttamente la memoria della Corona. Il governo del Regno Unito, spinto da una richiesta di accesso agli atti presentata dai Liberal Democratici, ha reso pubblici i documenti d’archivio del 2000 relativi proprio alla nomina di Andrea come inviato commerciale.
Dalle carte emerge la fitta corrispondenza tra Buckingham Palace e l’allora governo laburista di Tony Blair. In una missiva ufficiale firmata da David Wright, all’epoca direttore generale del dipartimento per il Commercio internazionale, veniva esplicitata la precisa volontà della sovrana:
“La regina desidera ardentemente che egli assuma un ruolo di primo piano nella promozione degli interessi nazionali. […] Il duca di York sembra quindi la scelta più naturale”.
La pubblicazione di questi scambi inediti convalida quanto precedentemente rivelato dal quotidiano The Times, confermando che vi fu una vera e propria pressione da parte della regina Elisabetta II per l’assegnazione di quel prestigioso incarico internazionale. Una poltrona istituzionale strategica che, a distanza di venticinque anni, rappresenta oggi il fulcro dello scandalo e delle accuse di corruzione che minacciano l’ex principe.
Eliza Anton
