La strategia di rimodulazione militare della nuova amministrazione statunitense scuote i partner atlantici. Mentre Washington ridisegna la mappa dei propri soldati nel continente, i ministri degli Esteri si confrontano in Svezia sul futuro della difesa europea e sul sostegno all’Ucraina.


La ministeriale di Helsingborg e il dossier truppe

I capi delle diplomazie della Nato si sono riuniti a Helsingborg, in Svezia, con un obiettivo prioritario: sondare il segretario di Stato americano Marco Rubio in merito ai piani di riposizionamento militare voluti da Donald Trump.

La strategia della Casa Bianca si muove su un doppio binario geopolitico:

Da un lato, la minaccia di ritirare 5.000 militari dalla Germania, sanzionata da Washington per non aver offerto il proprio appoggio politico e militare nel recente scontro con l’Iran.

Dall’altro, l’annuncio del dispiegamento di 5.000 soldati in più in Polonia, un provvedimento precedentemente congelato e ora riattivato in virtù del forte asse politico con il presidente polacco Karol Nawrocki.

Questi spostamenti arrivano subito dopo la comunicazione del Pentagono circa la riduzione da quattro a tre delle brigate di combattimento (Brigade Combat Teams) permanentemente di stanza in Europa.


Rutte accoglie i rinforzi in Polonia e striglia l’Europa sul carico di Kiev

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha accolto positivamente l’incremento di forze in territorio polacco, definendo le manovre di ridisegnamento una questione di “normale amministrazione” che non intacca la deterrenza complessiva.

Sul fronte del sostegno all’Ucraina, Rutte ha evidenziato come gli Stati Uniti stiano continuando a fornire equipaggiamenti cruciali, inclusi i sistemi Patriot attraverso il programma Pearl.

Tuttavia, il segretario generale ha espresso la necessità di una distribuzione più equa del carico finanziario e militare, lamentando il fatto che attualmente solo sei o sette alleati si stiano facendo carico dello sforzo maggiore, e invitando il resto dei partner europei a impegnarsi di più.


Verso il 5% del Pil: la risposta europea ai richiami di Washington

Secondo la leadership della Nato, i paesi europei hanno “recepito il messaggio” di insoddisfazione giunto da Washington dopo il mancato supporto alle operazioni contro l’Iran. La risposta si sta traducendo in un incremento concreto delle spese per la difesa.

Molti alleati europei stanno infatti accelerando i piani per raggiungere l’obiettivo del 5% del Pil stabilito al vertice dell’Aia. Questo sforzo economico, che si tradurrà in centinaia di miliardi di dollari nei prossimi anni, viene giudicato da Rutte indispensabile per fare fronte alla Russia, definita una “minaccia di lungo termine”. Lo scenario futuro prevede un cammino graduale in cui l’Europa assumerà un ruolo convenzionale sempre maggiore, pur mantenendo gli Stati Uniti come perno fondamentale per la sicurezza nucleare e strategica.


La posizione dell’Italia e il focus sul Fianco Sud

Alla riunione in Svezia partecipa anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. La linea della Farnesina si concentra su due fronti caldi:

  • Il pieno supporto a Kiev per il raggiungimento di una pace giusta e garantita dalla comunità euro-atlantica.

  • La centralità del Fianco Sud per la stabilità della Nato.

L’Italia ha ribadito la propria disponibilità a prendere parte a sforzi multilaterali per ripristinare la sicurezza del transito marittimo nello Stretto di Hormuz, non appena le condizioni sul terreno lo renderanno possibile, promuovendo al contempo un rafforzamento del pilastro europeo all’interno dell’Alleanza Atlantica.

Eliza Anton