Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, ha escluso che il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti venga sottoscritto nella giornata di domani, ipotizzando uno slittamento dell’evento ai giorni successivi a causa di alcune esitazioni rilevate nella delegazione di Washington. La precisazione giunge dopo l’annuncio ottimistico del premier pachistano, Shehbaz Sharif, il quale aveva prospettato la sigla del testo entro 24 ore, confermando la disponibilità del Pakistan a ospitare e coordinare le procedure formali. Rispetto alle prime indiscrezioni che individuavano in Ginevra il luogo designato per il vertice bilaterale, fonti diplomatiche internazionali hanno riferito che la procedura di validazione si terrà a distanza tramite una firma elettronica, alla quale farà seguito l’avvio di tavoli di confronto a livello tecnico e specialistico per definire i passaggi applicativi delle intese.

La struttura in due fasi dell’Accordo di Islamabad

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha chiarito che il testo scaturito dai canali diplomatici consiste in un piano in 14 punti strutturato in due distinte fasi temporali. La prima tappa è rappresentata dalla sigla del memorandum d’intesa con Washington, atto formale che sancirà la fine della guerra su tutti i fronti, incluso il teatro operativo del Libano, fondandosi sul mutuo impegno a non fare ricorso alla forza militare e al rispetto della sovranità nazionale. La seconda fase, della durata di 60 giorni, sarà invece dedicata allo svolgimento dei negoziati per l’accordo definitivo, all’interno dei quali verranno affrontati i nodi complessi relativi al regime sanzionatorio e allo sviluppo tecnologico. Nel documento preliminare sono incluse anche le disposizioni inerenti alla gestione delle tensioni nello Stretto di Hormuz e i canali di sblocco dei capitali esteri, nonostante l’opposizione politica manifestata dai vertici israeliani verso la conclusione dell’accordo.

I protocolli sul programma nucleare e lo sblocco dei capitali congelati

Secondo le ricostruzioni fornite dagli organi di informazione internazionali sulla base di fonti diplomatiche ed europee, il testo dell’intesa — provvisoriamente denominata Accordo di Islamabad — è stato concordato dalle parti giovedì sera a Teheran, grazie alla mediazione del rappresentante del Qatar, Ali Al-Thawadi, rimasto in costante contatto telefonico con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. Il memorandum stabilisce l’impegno vincolante dell’Iran a non dotarsi di armamenti atomici e a risolvere le pendenze sulle riserve di combustibile mediante una riduzione del livello di arricchimento dell’uranio, attività che si svolgerà sotto la diretta supervisione e ispezione dei funzionari delle Nazioni Unite.

Sul versante economico, l’allentamento delle sanzioni resterà subordinato alla dimostrazione di buona fede da parte iraniana durante l’attuazione degli accordi. Per superare lo stallo sui fondi iraniani congelati all’estero, per i quali Teheran esigeva la restituzione immediata a fronte della linea statunitense favorevole a uno sblocco progressivo per tranche, i mediatori hanno elaborato un meccanismo che consentirà alla Repubblica Islamica di accedere a una quota dei capitali depositati in Qatar esclusivamente per l’approvvigionamento e l’acquisto di beni umanitari.

Eliza Anton